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Il lusso dell’hotel a due stelle: il capitale umano

Per lavoro viaggio tanto. Sempre per lavoro succede che soggiorni in meravigliose strutture a diciotto stelle, se non addirittura diciannove.
Non mi vergogno a dire che quando capita mi goda questo lusso, e che non mi dispiaccia affatto.
Per piacere viaggio tanto. Sempre per piacere succede che soggiorni in surf house, pensioni a mezza stella, camere con bagno condiviso in case affittate su Airbnb.
Non mi vergogno a dire che credo anche questo sia un lusso, non certo materiale, ma umano.

Ieri l’altro, come sempre in piscina, stavo pensando più del dovuto proprio al concetto di lusso, che a volte sfocia in una sorta di schiavitù liberalizzata e reverenza.
Certe volte quando mi sono trovata in hotel super-mega-giga-stellati mi sono piombati davanti degli inservienti che m’infastidissero e non poco, grazie alla frequenza di pressioni “è tutto apposto? Serve qualcosa?” che mi facevano.
Sicuramente starei più apposto senza stress.
Questo non è lusso, è sbagliato indottrinamento reverenziale. Il lusso materiale è un servizio impeccabile, offerto da persone impeccabili, ben disposte a soddisfare ogni tua esigenza. Persone che devono però essere persone, non robot o manichini. Anche con un’opinione da esprimere.
Ma non è sempre così.

Settimana scorsa ho prenotato due giorni a Jesolo. Ho scelto un albergo a due stelle: divani della reception comodi, un po’ sfondati, camere molto basiche con bagni piccoli e quadri di dubbio gusto appesi qua e là.
Tuttavia, credetemi, lì c’era del lusso: il capitale umano.
Appena arrivata ho parlato con il titolare dell’hotel dapprima sul tempo e il turismo, poi di vecchie insegne e botteghe storiche.
“A Jesolo ci sono delle vecchie insegne?”
– Non ci ho mai fatto caso, signorina, pensare sono cresciuto qui! –

Il giorno dopo il signore mi ha detto che nonostante la pioggia era andato a farsi un giro con suo padre alla ricerca di scritte datate, e che ne aveva trovate alcune.
Poi mi ha fatto conoscere il suo cagnolino, gli era scappato giorni fa, una paura, e la mamma, ovvero la signora che si occupa della colazione, basica anche quella, ma preziosa per l’atmosfera familiare che ti sapeva dare.

Stesso discorso vale per le surf house. Lì ho il lusso di conoscere ogni volta delle persone diverse e simili a me, di culture sicuramente opposte, che non fanno altro che arricchirmi.
Non sono sicuramente una da tenda, mi servono un materasso e del silenzio (infatti nelle surf house mi cerco sempre camere vuote o doppie), ma una da una stella, anche mezza, sì.

Credo sia un privilegio sia di poter godere di colazioni degne di una regina in contesti incredibili, con persone al tuo servizio disposte ad un dialogo, che di mangiare fette biscottate con marmellata su un tavolino di legno vista viale, con persone che ti sorridono, raccontandoti della loro vita, come se fossero amici del mare, estranei che in un minuto diventano i tuoi confidenti preferiti.

Qui all’Hotel Cristina, due stelle. Luce non da shooting, ma atmosfera di meravigliosa nostalgia, quindi per me un cinque stelle.

Vestaglia: Sans Tabù
Foto: Esplorimentale


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  1. Valeria

    22 maggio

    si, il lusso non sempre significa “il lusso” proprio per noi.
    Belle foto 🙂

  2. Savero

    25 maggio

    Che dire, condivido in toto ciò che hai scritto……e complimenti all’elegante semplicità delle tue parole!!!!!

    • Lucia

      27 maggio

      grazie mille 🙂

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