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La storia della zia Anna, che se potesse tornare i...

La storia della zia Anna, che se potesse tornare indietro…

Dalla zia Anna ci devo andare la mattina prestino, perché alle 11,30 mangia, dunque prendo la mia coccinella, la mia vecchia Ford Ka, c’è già un caldo che manco il volante vuole che gli metta le mani addosso, e guido verso Castiglion Fibocchi.
Mia zia vive nella casa di due signore, entrambe bravissime cuoche, casalinghe perfette e ricamatrici egregie; ogni volta che mi accolgono lo fanno agitandosi e sparpagliandosi disordinatamente per qualsiasi parte della sala e cucina, come i robbottini Roomba, per poi ricomporsi e imbandirmi il tavolino di legno con vassoi di cibo, tazzine di caffè, ciotoline di caramelle.

Ogni volta che mia zia mi vede è estremamente felice, tanto che per l’occasione si pettina, si mette il vestito nuovo, il profumo e i gioielli.
Ci sediamo in sala, le spiego l’argomento della mia intervista, che è lo stesso per cui avevo incontrato Beppino il barbiere e Roberto il Power Ranger, e lei prima abbassa gli occhi, poi mi guarda come ad aspettare la domanda.
“Nella tua vita sei sempre stata te stessa?”

Invece la faccio iniziare fin da principio, praticamente cento anni fa, dato che mia zia, altezza e piede da bambola, ha quasi un secolo d’età, per arrivare al punto.
Comincia a raccontarmi di Perugia, del collegio fino ai diciassette anni, e di quando si trasferì a Castiglione del Lago nella stessa casa con la mamma, il fratello, la moglie (mia nonna), e i figli (mio papà e mio zio).
Quella del lago era una casa enorme, con tanti terrazzi e giardini, io me la ricordo sempre per il particolare odore, le tante lumache che non mi stancavo mai di seguire con lo sguardo, e per le mie esplorazioni: ogni volta ci trovavo un vecchio gioco, delle vecchie cose in generale con cui divertirmi, o delle bellissime scarpe del numero di mia nonna da indossare. La cantina poi era una Luna Park.

“Dal momento in cui decisi di andare a vivere con mio fratello e la sua famiglia è come se smisi di essere me stessa, non seguì il mio istinto, ma ero ingenua, e sbagliai”.
Durante la guerra si trasferirono tutti a Pian di Sco’, in una fattoria dove grazie a mio nonno che era pretore, avevano tutto, dall’olio al pane, per poi spostarsi a San Giovanni Valdarno.
“Da quel punto smisi di seguire cosa mi dicevano gli altri, specie mio fratello, e detti retta a me stessa. Per tanto tempo non ebbi nessun uomo perché mio fratello non voleva; eppure io andai a ballare con un dottore, ebbi persino uno spasimante a San Fatucchio. Lascia stare che uno morì di un collasso e l’altro venne ucciso dai tedeschi, però c’erano…”
Un giorno un’amica in comune di quello che sarebbe stato il suo sposo organizzò un appuntamento quasi al buio tra lei e Giovanni, il futuro marito, alla stazione di Arezzo. Lei si presentò con un cappellino rosso per essere riconoscibile. Non fu amore a prima vista, ma a seconda, infatti poi si sposarono.
La zia Anna se ne andò da casa nel 1969, anno in cui si stabilì a Ciampino.
Rimasta poi vedova, si trasferì prima in Puglia, poi a Ponte Buriano e ad Arezzo, e adesso è una quasi centenaria a Castiglion Fibocchi.

Mi ricorda dei sacrifici che fece sua madre per mantenere gli studi del fratello, della guerra, del suo essere stata sempre ingenua, dei suoi mille rimpianti legati anche all’epoca, nella quale specie per le donne c’era meno libertà.

“Zia, cosa cambieresti della tua vita?”
“Tutto, ho sbagliato moltissime cose. D’altra parte se fossi stata pratica di nuore, non avrei mai accettato di stare accanto a mio fratello. Date retta a una che s’è pentita di un sacco di cose, siate sempre voi stessi ad ogni costo”.


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  1. giulia

    5 ottobre

    Sarà che i nonni li ho persi presto ma adoro leggere questo tipo di interviste:D

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