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La storia del barbiere Beppino, innamorato della b...

La storia del barbiere Beppino, innamorato della bella vita

Vi ho già parlato del fantastico progetto CAYA, Come As You are, di Crocs, raccontandovi della mia storia personale, di come io abbia sempre fatto la scelta di essere me stessa, e di quando per un po’ non lo feci, e stetti infatti malissimo.
Vi ho già parlato abbastanza di me, per questo ho deciso di farvi conoscere alcuni personaggi legati al mio mondo, che hanno deciso alcuni di rimanere “fin troppo” se stessi, altri un po’ meno.
Comincio con Beppino, il barbiere storico di Ponte Buriano, quindi anche del nonno Cirillo, che ha aperto per me il suo vecchio negozio dove ancora è tutto perfetto, in ordine, stancamente pulito, splendidamente vintage.
Ci sono mille gradi all’interno della bottega, e c’è solo un piccolo ventilatore, vintage anche quello, a darci refrigerio quando c’è il giro giusto di palette, ma Beppino, ottanta anni portati alla grande, è così felice di avermi lì che gronda evidentemente sudore dimenticandosi dei gradi. E io anche.

 

“Sono nato ad Arezzo nel giorno in cui tutto incomincia, potevo solo nascere da numero uno, il primo maggio del 1937”, principia a parlare gesticolando in maniera molto evidente come solo noi italiani sappiamo fare, e ogni tanto dandomi qualche bottarella sul braccio per tenere viva la mia attenzione.
Lo interrompo subito, ricordandogli che il cuore dell’intervista è l’essere se stessi, pregandogli dunque di non divagare troppo.
Beppino non m’ha dato retta manco per sogno e ha divagato per circa un’oretta e mezza, ma effettivamente le sue divagazioni sono state necessarie.
“Oh, comunque non potevi trovare persona più azzeccata di me, che ho sempre fatto tutto quello che mi pareva di fare, anche troppo!”

Ride, si fa serio, gesticola, mi guarda, recita date come se fossero rosari. Io di date non ne ricordo manco una, se non quella del mio compleanno.
Mi parla della guerra, dei bombardamenti.
“Madonnina, ero alle Elementari qui a Ponte Buriano, si vedevano queste cose che parevano delle lacrime nere giganti che venivano giù dal cielo, una roba…”.
Di quando avevano sfollato lui e la sua famiglia, e fu costretto a dormire su materassi fatti con le bucce di granoturco, vicino a solchi dove ci passava la pipì degli animali.
Di quando il babbo lo portò a comprare le scarpe e gli fece mettere sotto le suole la latta attaccata con dei rudimentali bulloni, così si sarebbero rovinate di meno.
“C’era la miseria nera, per questo, madonna santa, quanto mi incazzo quando sento dire ora che la gente fa la fame! Alò, che c’hanno tutti ignicosa!”, scuote le mani verso il cielo come se volesse far cadere dodici noci di cocco in un colpo solo.

Dopo le Scuole Elementari, Beppino imparò il mestiere di barbiere dallo zio, stette un po’ in negozio e poi mollò tutto per fare la bella vita.
“La volevi la parte in cui ti dico quanto è bello essere se stessi? Eccola: dopo un grave incidente in macchina, dal 1970 al 1974 sono scappato a Lido di Camaiore per amore, e ho fatto una vita così bella che manco Agnelli. Andavo negli ippodromi, giocavo, pigliavo l’aereo a Pisa per vedere la Juventus, sono persino finito a Montecarlo per lo scontro Nino Benvenuti-Carlo Monzon, poi quando mi girava prendevo e andavo in Serbia a cacciare”.
A Lido di Camaiore aveva una Fiat 124, comprata da Delia Scali, che gli tolsero perché mise sotto due donne, “nulla di grave, ma quelle due fecero un po’ di storie”, allora comprò una Ford Capri che aveva dentro persino una mini televisione.

“Beppino – gli domando – ma un barbiere che scappa da Ponte Buriano e va a fare la bella vita, dove li trova tutti questi soldi? Che ancora su cosa facevi lì a Lido di Camaiore non me l’hai mica detto…”
“Eh, ho fatto la bella vita infatti! Me la sono goduta tutta!”, divaga.
Ho provato diverse volte a farmi dire “il suo metodo per godersela”, ma niente da fare, posso solo immaginare, e forse è meglio così.
Quando torna a Ponte Buriano, un paese di poche anime in provincia di Arezzo, fa un incidente a caccia, un ragazzino che era con lui gli spara per sbaglio, e rischia le penne.
Tra tante donne, la caccia, la bella vita e il non negarsi mai nulla arriva a cinquant’anni ancora libero e con la testa di un adolescente.
E chissà quante pressioni gli hanno fatto a Beppino, dato che non sposarsi per l’epoca era una scelta molto coraggiosa.
“Tu sapessi quanto m’hanno rotto su  ‘sta cosa di apaiarmi! Ma io volevo stare libero e fare i miei comodi.”


Apaiarsi vuol dire mettersi insieme.
Comincia una relazione con una donna già sposata, e quando muore sua mamma le chiede la mano, dopo che lei ebbe divoriziato.
Non fu uno stinco di santo manco da sposato, sua moglie l’ha fatta un po’ dannare.
“E se avesse fatto anche lei come hai fatto te?”
“Eh, grazie al cazzo, mi sarei arrabbiato e manco poco!”
Dopo un tumore scampato, e tanti altri colpi di testa, Beppino sembra ancora bello arzillo e senza nessuno intenzione di calmare la sua indole.

“E la bottega? Perché non la affitti?”
Toh, e poi vado a fare come quei vecchi che stanno intorno ai giovani che hanno preso il suo locale, a farmi dire che so’ un rincoglionito! C’ho speso una vita qui dentro io, sai quante ne ha viste ‘sta bottega!”
Alla domanda: “Beppino, rifaresti tutto quello che hai fatto, sei stato felice di essere stato sempre te stesso?”
“Tutto, a mio rischio e pericolo. Avrei litigato di meno, ma ho vissuto la vita che avrei voluto vivere, in maniera controcorrente e libera”.

In collaborazione con Crocs

 

 

 

 


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