La fine dell’estate

La fine dell’estate non è la fine dell’estate, ma l’inizio della scuola.
Ogni volta che la stagione delle granite al limone e degli ombrelli colorati termina, io sono felice perché penso a tutta l’energia che ho accumulato, pronta per pigiare quel pulsante ON che accende la voglia di imbastire, creare, viaggiare ancora.
La fine dell’estate al mare è la mano di Gesù sulla fronte, il bacio di un angelo sulla guancia, il capino d’un gatto sbattuto contro la gamba. È qualcosa di meravigliosamente tiepido, mansueto, educato, lento. In inglese direi slow e polite.
Il fanatismo comincia ad andare in vacanza quando tutti tornano a lavorare: in spiaggia le ossessionate del color carbone lasciano spazio a chi vuole godere sotto il sole tiepido, non soffriggere a quaranta gradi, si appoggiano ovunque, sulle panchine, in mezzo alla spiaggia, vicino ai baretti, perché gli ombrelloni no, non ci sono più.

Sulle passerelle della spiaggia siamo tutti uguali: i vecchietti passeggiano adagio, i più giovani passeggiano adagio, io faccio lo stesso, vado adagio. Ci sono solo i bambini felici ad ammattire tra qualche giochino e saltare tra una mattonella colorata e l’altra.
Le voci si trasformano in brusii o semplicemente in sciabordii.
La gente a fine estate ama essere lasciata in pace, abbandonarsi, non appoggiarsi, ascoltare più che parlare, pensare più che occupare il tempo.
La gente a fine estate ha pazienza, sa stare seduta su una panchina per ore intere a fissare l’orizzonte con l’aria che gli altri credono triste, quando in realtà è semplicemente assorta; sa stare da sola, non ha paura di non essere (male) accompagnata.
Indossa le felpe e magari non si pettina, da quel punto di vista la fine dell’estate è poco glam, ma sexy in un modo tutto suo.

La gente d’ottobre al mare ritrova quel piacere di arrotolarsi i jeans, proprio come in primavera, e di andare a inzuppare i piedi nell’acqua che è sempre troppo fredda.
Non ha fretta di recepire messaggi, di fare, di discutere, non discute, risponde dopo un po’ che l’interlocutore ha finito una frase, e agisce “dentro”.
La fine dell’estate mi fa sempre sorridere. Non solo me, ma anche il mio cuore.


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