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Dieci motivi per vedere Santa Clarita Diet

Dieci motivi per vedere Santa Clarita Diet

Che mondo sarebbe senza Nutella. E senza Netflix.
In entrambe i casi: un mondo di merda. E senza olio di palma.

Ieri ero con Lina Frida accovacciata sulla spalla sinistra, lei morta di sonno ma con le orecchie vigili perché non si sa mai cosa potrebbe succedere da un momento all’altro, e io idem, ma in boxer da uomo e canotta da camionista, perché tanto da un momento all’altro che vuoi che succeda.
Dunque ieri ero con la mia bestiola a rilassarmi sul divano, finalmente, scegliendo cosa guardare su Netflix. Stranamente non ho optato per documentari, come faccio di solito, forse inconsciamente convinta che il sapere mi possa rendere una figa quando s’intavolano certi discorsi (ma come fai a sapere quella cosa, Lucia? – Prima leggevo solo libri, ora leggo libri e guardo documentari), ho bensì scelto una banalissima serie tv. Che cosa mainstream, che cosa di moda, che roba top su cui poter parlare sui social, imbastendo polemiche o tessendo lodi a registi mai sentiti prima ma eroi di oggi, che domani cancelli come le equazioni con un colpo di cimosa dalla lavagna della maestra.
La cosa buffa è che ho sfidato ulteriormente la mia natura, optando per una serie che non avrei mai visto, perché piena di sangue, morti, uccisioni: Santa Clarita Diet.
E grazie al cielo ho voluto sfidarla la mia natura, perché alla fine sono stata fino alle 2 del mattino con Lina Frida che si era già trasferita a letto, mentre io ancora incollata al Mac. Ho visto tutte le puntate della prima stagione in una botta. E via.

In breve, la trama è la seguente: Sheila (Drew Barrymore) e Joel (Timothy Olyphant) sono una coppia di agenti immobiliari che vivono con la figlia Abby in un tranquillo quartiere in California.
Tranquillo fino a quando Sheila, dal carattere docile e poco audace, ha un malore, e il giorno dopo, vomita qualcosa di verde in quantità assurde nel bagno di una casa in vendita.
Da quel momento Sheila diventa incontenibile, coraggiosa, ma soprattutto bisognosa di cibarsi di carne fresca umana. Grazie al vicino adolescente appassionato di macabro, scopre di essere una non-morta, e di dover uccidere le persone per sopravvivere.

Perché dovete vedere Santa Clarita Diet?
Vi do almeno dieci motivi.

1. Per tutti quelli che come me hanno odiato, e continuano a farlo, le commedie horror come Scary Movie, tranquilli, la sitcom ideata da Victor Fresco è diversa. Non so esattamente in che termini e perché, dato che è super splatter (mai piaciuti i film splatter) e prende in giro gli zombies movies (sempre detestati), ma ci ho visto un livello superiore di geniale ironia. Vomito, pezzi di piedi, sangue ovunque, organi per cena, ok, ma vi assicuro che nulla passa per stupido, e che la sensazione di schifo e ridicolo è sostituita da quella di “non ci credo che può essere vero, infatti non lo è, paradossale, mi fa ridere”

2. Tutte le situazioni di panico vengono gestite con un umorismo tale, per il quale gli autori meriterebbero l’Oscar; in più succede sempre quello che non ti aspetteresti mai. L’umorismo è sempre collegato al concetto di “ironia della sorte”, nel senso che i corpi uccisi da Sheila e il marito, che le sta vicino anche nelle occasioni più macabre, sono sempre quelli di persone che in vita sono state cattive o che hanno fatto del male. È una sorta di regola: mangiare solo umani che non meritano di vivere.

3. Effetto amarcord: il vicinato, le casette, il mood, un po’ l’atmosfera ricorda la tanto amata serie Desperate Housewifes. C’è persino un vicino di casa, Dan, che è Ricardo Antonio Chavira, ovvero Carlos, il marito di Gabrielle.

4. Ci sono dei momenti in cui ridi tantissimo, anche se in teoria non dovresti, perché “certe cose non si fanno”, come ammazzare qualcuno. Eppure il modo di Sheila, con tanto di impermeabile da turista a Collodi nel giorno più piovoso, di avventarsi su altri umani per cibarsi è esilarante, così come tentare di far ubriacare una nonna serba, tanto da farla vomitare, e magari schiattare.

5. I personaggi che ruotano intorno a quelli principali sono tutti divertenti, a partire dalla ragazza del supermercato, che è vero che vediamo tre volte in dieci puntate, ma bastano per farti ridere, e non sorridere, l’impacciato vicino di casa innamorato della figlia dei due agenti, la moglie di Dan, traditrice seriale, e non solo con uomini, Rick, il vicino poliziotto che si fa le canne. Diciamo che i personaggi devono essere divertenti, anche perché quelli non divertenti non rimangono (spoiler).

6. Non c’è una morale “standard”, ce n’è una alternativa: si uccidono persone solo se cattive, il marito ama così tanto la moglie che la aiuta a uccidere, la nonna serba è fatta ubriacare e girare con un secchio fissato sulla testa, ma solo perché c’è bisogno del suo vomito, si dicono in continuazione bugie alla figlia, Abby, perché “a fin di bene”, la vicina mette le corna al compagno, e siamo tutte dalla sua parte, perché il compagno è uno stronzo.

7. Drew Barrymore è un’attrice normale, e magari questa sarà anche la sua croce, l’essere normale, ma in un mondo di rifatte, pompate, spompate, secche, siliconate, filtrate, lei rimane vera e genuina. Drew assolutamente una di noi.

8. L’amore vince sempre. Per una volta vedo, finalmente, una serie, in cui il colpo di scena non è dato dallo sfasciarsi di una relazione, da tradimenti, da gossip da Novella 2000. Per una volta vedo una serie in cui il valore della coppia, una coppia che sta insieme da venticinque anni, è sbandierato con fierezza. Solo questo, paradossalmente, si merita il premio originalità.

9. A me la carne fa effetto, infatti non la mangio da tredici anni, prima che andasse di moda essere vegetariani. Mi fa effetto vederla, specie cruda. Tuttavia il modo in cui qui è mostrata, ovvero un cibo per golosi, al pari della Nutella, me la rende meno fastidiosa. Quindi ve lo assicuro: Santa Clarita Diet può essere una serie tv vista anche da vegani e vegetariani.

10. Non mi è venuta voglia di tornare a mangiare carne, anzi, ma di visitare meglio Los Angeles, e i luoghi limitrofi, vedi Santa Clarita, a cinquantasei chilometri dalla città del glam. E un piano vacanza surf è fatto.

 

 


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