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Ma com’è che qua nessuno mangia più?

Ma com’è che qua nessuno mangia più?

Che noia.
Ma com’è che qua nessuno mangia più?
O se mangia, dopo l’ingestione di qualsiasi tipo di cibo, dal carboidrato alla proteina più spinta, fino ad arrivare a quei pasti-cartone a base di seitan e alghe di qualche lago disperso in Indonesia, si deve lamentare di aver peccato di (falsa) ingordigia, recitando lo stesso rosario, uguale per tutti domani-smetto-e-vado-in-palestra-a-smaltire.
Come mai non c’è più quella serenità nel mangiare? Quella che ci avevano dato i nonni, rifilandoci antipasto, primo, secondo, contorno e dolce fatto rigorosamente a casa, come se comunque fosse tutto poco.
Come mai c’è questa irresistibile necessità di fare sapere agli altri che dopo qualsiasi pasto lo si deve eliminare o saltando il prossimo o con l’attività fisica?
Che poi, non so a voi, ma a me frega meno che zero.
#fottesega
Insomma: vado a cena con amiche o amici, e per il dopo devo avere pronta una storia da auto raccontarmi – grazie a dio sono dotata di immaginazione – per evitare di stare ad ascoltare le medesime idiozie su chili, cellulite e palestra, e di ripetere che sono brave solo loro a fare sport e a controllarsi con il cibo.
Apro i social network e vedo gente del tutto a caso a consigliare la dieta della susina o di qualche miracolosa bacca del Nepal, che manco su Starbene di dieci anni fa, o comunque a dire la sua sull’alimentazione, senza una minima competenza a riguardo.
“Bevi solo questi succhi per quattro giorni e perdi peso”.
Ma un bel grazie al cavolo no?
Su Instagram le ragazze sono tutte fighe, magre, e piallate, grazie ai filtri. E gli uomini morti di figa. Fino a che non la vedono per davvero, e non la riconoscono nemmeno.
Al ristorante sono sempre quella che mangia di più, e nessuno mai è riuscito a farmi sentire in colpa, nonostante ci abbiano provato e ci provino ancora.
Sono sempre tutte piene dopo due cucchiaiate di riso e cento grammi di verdure.
Sto cazzo di matcha mi fa schifo, così come la soia e il tofu.
Tutte cose che hanno senso se ben condite con altro, ma prive di sapore proprio.
Lo zenzero mi piace, quello sì.
La moda ci ha perfino convinte che la pasta faccia male, mentre la salsa di soia e il sushi all you can eat con il pesce dei Navigli siano l’elisir di benessere. Ah no, dopo il servizio delle Iene, non si pensa manco più questo.
Allora si mangiano gli insetti: “ah sì, sono il futuro”.
Il cibo è un’ossessione, l’ennesima in questo egocentrico mondo dove ci vogliamo far dire che siamo belli con la bellezza di qualcun altro, nello specifico di un’applicazione.

Girella 3_post

 

Sapete quando ho iniziato inconsapevolmente a essere in forma?
Quando ho smesso di pensare troppo, a mangiare quando avevo fame, e sempre ad orari da nonna, ad andare in bicicletta, oltre che a nuotare, e a togliermi dalla testa che ingurgitando fagiolini bolliti con due cucchiaini d’olio mi sarei asciugata.
“Per quanto mangi te, tra qualche anno vedrai le conseguenze, non può durare all’infinito”
Quante volte me lo sono sentito dire.
Sul mio metabolismo ci ho lavorato, così come sulla mia educazione allo sport.
Io mi muovo tantissimo, di conseguenza il mio metabolismo non è affatto lazy.
Per me lo sport è come il mio lavoro, qualcosa che mi piace, che faccio per amore, creatività e disciplina.

Sono l’unica persona che conosco, assieme ad altre due, che non vuole essere magra, ma sana e forte.
Non mi interessano le prediche su cosa non mangiare e perché, dato che ormai siamo tutti consapevoli di tutto, grazie a quell’immenso strumento che è il web.
Non assumo carne da tredici anni esclusivamente perché mi fa senso, e non ho mai rotto le palle a nessuno a riguardo.
M’interessano piuttosto quadretti di cioccolato e pizza, così come i modaioli avocado e salmone. Allo stesso modo.
Ho bisogno di tutti i cibi per essere felice, ho bisogno di mangiare, ho bisogno di tranquillità nei miei convivi.
Non ho assolutamente bisogno di essere messa al corrente delle altrui calorie giornaliere, dei sensi di colpa e delle altrui punizioni. Mangiate quello che vi pare, anche la carta, ma poi non venite a confessarmi che il giorno dopo la vostra penitenza sarà due ore di corsa perché la carta vi ha fatto mettere su mezzo grammo.
Non ho mai sentito nessuno dei miei nonni lamentarsi sul cibo. Loro lo amavano, lo cucinavano, lo coccolavano, lo mangiavano, lo rispettavano, e lo condividevano. Pure annaffiato con dei gran bei ettolitri d’olio. Quello che oggi è il diavolo e domani sarà dio, perché qualche sito lo isserà a tale, grazie a qualche vera o finta ricerca.
Non avevano manco un’intolleranza, un’allergia, niente. E manco io.

Ora invece fa tutto male e non si può e deve mangiare niente.
Una noia mortale.
Non ho mai sentito nessuna delle mie nonne dire: “non faccio sport, altrimenti mi ingrosso, piuttosto non mangio così mi sfino le gambe”.
E sarà perché devo fare la controcorrente e la paladina del passato a tutti i costi, ma io le gambe non me le voglio affatto snellire, semmai tonificare.
E voglio anche continuare a mangiare con serenità, perché il cibo, in generale, è di certo l’ottava meraviglia del mondo.

 

Girella1

 

 

 


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  1. giulia

    2 maggio

    io dico che sono nata con il metabolismo da panzerotto, cioè assimilo pure l’aria…se da adolescente odiavo il mio corpo, con lgi anni ho imparato ad amare le miei forme e ho fatto mia la regola del poco di tutto, dolce incluso….e ditemi quello che volete ma io al buon cibo non ci rinuncio:P

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