Donne e motori, tette o maschioni

Se vedo le donne accostate alle moto, le vedo o estremamente maschili, o, a loro modo, l’esatto opposto.
Capello corto, magari colorato, zero trucco, giacca di pelle e jeans “a palazzo”, ovvero che cadono praticamente tubolari.
Altrimenti capello lungo, dodicimila tatuaggi, tette – grandi, beate loro – e culo di fuori.
Ostentazione forse?
Mi sono domandata: “Perché una donna che va in moto, alla guida o come passeggera, si deve vestire da motociclista, come il turista da turista?”
Voglio dire: in moto ovvio, si devono utilizzare abiti con le protezioni, ma a parte questo, mi sfugge il motivo per il quale, non si debba essere “normali”, ovvero come si è tutti gli altri giorni dell’anno.

Forse questo potrà apparire un discorso snob, uno di quelli che molti e molte se lo fanno frullare nel cervello ma nessuno dice, ma davvero, non riesco a non pormi il quesito.
Tutto ciò non rappresenta una critica, e nemmeno una condanna, anche perché sono la prima ad andare in giro in vestaglia e pigiama. È solo uno studio che spesso faccio.

Perché?
Perché con le tette in bocca fai morire gli uomini?
Perché vestita da uomo ti senti come una di loro?
Sicuro l’uomo come termine di paragone c’è, dato che la moto è una cosa più da uomo che da donna, e per la quale le donne, certe volte, o vengono trattate come delle cretine, o come delle dee. Insomma, nessuna via di mezzo.

Poi ci sono Sara, Chiara, Giulietta e Aryk, lei ha una Hondina rossa esattamente come la mia, che invece sono l’esatto opposto: che guidino, vadano a fare la spesa o bevano un aperitivo, insomma, che cambino pure gli addendi, loro rimangono sempre le stesse, e soprattutto sono femminili senza mettere in mostra tette e culo. Sinceramente le stimo (anche) per questo.

Forse devo smettere di fare come le bambine, di chiedermi il perché di qualsiasi cosa, così senza filtri, o forse che me frega a me.
Chissà se questo post un senso ce l’ha, alla fine.

Foto: Chiara Giannoni

Giacca: Triumph
Camicia Element Eden
T-shirt: Emporio Armani (è del Dottor Del Pasqua)
Stivali: Decathlon (giuro)

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  1. Valeria

    24 aprile

    bel post

  2. Andrea

    30 aprile

    Me lo sono chiesto anche io tante volte il perché: perché per andare in giro in moto ci si debba agghindare come pagliacci, fino a scoprire che quel “debba” è una auto imposizione dettata dal contrasto dei nostri due lobi cerebrali. Il primo dice voglio essere unico e diverso, il secondo dice che se sono troppo diverso e unico non vengo accettato e rimango solo. E così si vedono quelle orde di harlisti “diversi”, ma tutti uguali e lo stesso vale per i giessisti con le loro giacche in gorotex da 1.200€. Chi può. In un mondo sempre più affollato ed omologato è normale voler esprimere la propria unicità, ma al tempo stesso ci spaventa andare contro corrente e sostenere una posizione troppo diversa dal pensare comune. Il paradosso, in moto, è quello di essere unici nella propria normalità. Ed è proprio così che mi sento quando sul mio “giessino” indosso il mio giubbottino della Tucano. Sulle tette, da uomo, posso solo dire che in moto se ne vedono poche e quelle poche che si vedono…lasciamo che si vedano e basta!

    • Lucia

      30 aprile

      Andrea grazie mille per il commento 🙂

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