Non ho paura di essere (anche) debole

Disorientamento. Fottuto senso di essere perennemente, a intermittenza, in un limbo.
Quasi il dovere di mostrarsi delle donne invincibili. Coloro alle quali niente importa, ma tutto sopportano, coloro che si piegano e fanno credere di non spezzarsi mai.
Perché guai a farsi vedere spezzate: la debolezza è una mancanza che piace alle donne per solidarietà, ma che gli uomini non amano perché sono irresistibilmente attratti da una forza simile alla loro, che in realtà è vulnerabilità travestita da Hi-Men.

La normalissima attrazione per gli eroi, per chi ha dei super poteri, terreni o immortali che siano, la comprensibilissima seduzione nei confronti di chi è sopra le righe perché le salta a piedi uniti, di chi pare mai non soffrire, perché la forza di carattere presuppone anche un preciso controllo sul dolore.
Sai che c’è? Che mi sono stufata. Perché la verità è che io amo alcune cose che hanno in sé un’accezione negativa: amo la nostalgia, la malinconia, la solitudine e sì, anche la debolezza.

“Hai mostrato un tuo lato vulnerabile, non dovevi farlo, l’altra persona potrebbe cambiare idea su di te”.
No, dico: davvero?

“Ho mostrato un lato vulnerabile, che è un normalissimo lato del carattere di ciascuno di noi, e nell’eventualità l’altra persona cambiasse idea su di me, l’altra persona non sarebbe evidentemente quella adatta a me.

Sono anche una persona debole. Sono una persona estremamente ed evidentemente forte, lo so, ma sono un essere umano, non una dea. Altrimenti avrei avuto le natiche di Venere.
Tutti lo siamo, santiddio, eppure tutti abbiamo paura, siamo terrorizzati di mostrare le nostre debolezze; così tanto che difendendoci, inconsciamente e prima che ce ne sia un reale motivo, facciamo la mossa sbagliata, fluttuando in un mare di insensibilità, protetti da scudi in oro massiccio.

Il risultato è un cinismo così acuto da fare paura a Selvaggia Lucarelli.
Il cinismo è lo scudo, e quel mare d’insensibilità è un’overdose di egoismo, rincarata dall’esistenza dei social network, non-luogo nel quale dobbiamo mostrarci sempre forti, invincibili e senza cellulite.
Sotto allo scudo del cinismo c’è quel terrore che solletica così tanto la Dea Sicurezza, che complottando con il Tempo che scorre e con un esito mai certo, innesca una malata azione di “prevenzione”. Ed è proprio quella che mi fa venire i brividi.

Entrando nel pensiero di un uomo: “Una donna è cool quando è forte, tuttavia potrebbe essere debole, o ci potrebbe sempre essere una donna più forte – che poi alla fine mi farà una paura cane – quindi prevengo partendo sempre con un certo distacco, e continuando guardandomi comunque attorno”.
Entro nel pensiero della donna: “Devo mostrarmi indifferente, superiore, bella e dannata, devo sfoderare tutto l’egocentrismo che ho in me – sempre più facile, visto l’utilizzo massiccio dei social – per passare da quella figa e sicura di sé”.

Che noia. Sempre la stessa storia.
Fino a che non mi saranno apprezzate le mie debolezze, una delle quali è paradossalmente l’essere troppo forte, continuerò a vivere felicemente nella mia bolla di sapone, che ogni tanto buco per fare entrare qualche ospite, ma che ancora non è mai scoppiata.
Bisognerebbe essere folli per farla scoppiare. Poi quando scoppia, credo, potremmo finalmente essere così meravigliosamente normali, da commuovercene ogni giorno.
Sto in quella bolla alla costante ricerca di me stessa, e mi trovo ogni giorno, pezzettino per pezzettino.
Mi trovo bella nella mia debolezza, e bella nella mia forza.
Alla fine mi trovo sempre anche nel mio disorientamento.


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