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C’era lacca a casa Biondini

C’era lacca a casa Biondini

Il sabato sera a Ponte Buriano era festa, grande festa.
Già dalle sette del pomeriggio innumerevoli nebulose di lacca mielosa, talmente tanto collosa che piombando per terra facevano perfino appiccicare le suole delle scarpe al pavimento, aleggiavano tra bagno, sala e cucina.
C’è nebbia in Val Padana.
C’era lacca a casa Biondini.
I vestiti della nonna Cecchina erano quasi tutti a fiori: gonne a fiori, camicie a fiori, o le tanto amate vestaglie a fiori, mentre le borse erano tutte buste da tenere rigorosamente sotto l’ascella. Ah, si chiamano anche pochette.
Io invece volevo sempre brillare, come del resto tutte le bambine che sognavano di fare le ballerine e che giocavano a Barbie due ore al giorno. Altro che videogiochi.
Così arrivavo a Lo Chalet, che credevo si scrivesse oscialè, quasi sempre con qualcosa che brillava, o la gonna, o una molletta, o un paio di calze.
A Lo Chalet non mi era consentito ballare, o meglio sì a patto di “fare i miei versi” nell’angolino, senza infastidire i professionisti.
Quello che mi era consentito fare era sparpagliare il borotalco ai lati della pista, quando ancora non c’era nessuno, tranne che l’omino delle casse con bretelle, pantaloni acqua-in-casa e camicia a maniche corte con risvolto, e le signore o tanto grasse o tanto magre della cucina.
Insomma non dovevo stare tra le palle, perché il sabato sera a Ponte Buriano era ad appannaggio di gente che ci credeva parecchio.

Le donne stavano tutte sedute, come si vede nei film, sul serio eh,  con ventaglio alla mano e busta sul grembo, ad aspettare che qualcuno chiedesse loro di ballare, e quando qualcuno lo faceva l’espressione della prescelta non era mai felice, ma quasi forzata: “Oh, se proprio devo”.
Non ho mai capito se fosse un gioco, un rito, o cosa.
Io potevo solo stare seduta o ballare con la nonna quando non volteggiava con altri con sguardo sempre infastidito, e farlo ai lati della pista, perché se succedeva di urtare qualcuno allora erano guai.
L’altra cosa che potevo fare era aspettare la mezzanotte e andare a ordinare le ciacce salate o dolci in cucina. Andavo direttamente dentro, anche perché non c’arrivavo bene al bancone, e bassa com’ero mi sarebbero passati tutti davanti.
I bambini dentro l’oscialè erano pochi, perché in realtà stavano quasi tutti fuori ai “giochini”, invece io volevo brillare anche ai lati della pista, in uno stanzone in cui l’età media era settanta anni.

Michelle Pfeiffer, Scarface, scena del ballo con Al Pacino.
Quella sera lì a Roma sono passata da Ponte Buriano all’America, dall’innocente infanzia all’adulta seduzione.
Tutto per colpa dei brillantini e quel caschetto.

Abito: Quattromani
Giacca: vintage

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  1. Valeria

    10 marzo

    bel vestito 🙂 io ultimamente “brillavo” a Capodanno con un vestito in questo stile http://stileo.it/stile/festa_1368 🙂

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