Il mistero delle lavatrici

Non so stirare, non ce la faccio, non mi riesce e non voglio imparare.
Eppure sono abituata con mia madre che stira pure le mutande, e mia nonna che in cucina scompariva dietro le venti magliette bianche del nonno, tutte identiche spiccicate, e i chilometri di lenzuola, sempre bianche, dei due lettoni.
Ci sono cresciuta tra il calore e il vapore, una sorta di ossessione di famiglia, tra il bianco che più bianco non si può.
Ci sono cresciuta così tanto che dai diciannove anni, quando sono andata a vivere da sola, il ferro da stiro regalatomi dalla mamma ha preso tanta di quella polvere che nella soffitta del bambino che leggeva “La storia infinita” a confronto c’era aria di nuovo. Per non parlare dei capi bianchi di mio possesso: da splendenti sono diventati o grig-ini o ros-ini.

C’è un mistero che si cela dietro le moderne lavatrici: emettono sempre grig-ini o ros-ini, tranne quando vengono impostate dagli indici delle mamme; allora si trasformano in macchine buone, ricominciando così a svolgere il loro dovere, gettando fuori quel candore, e persino quel profumo che a noi figli non verrebbe nemmeno a buttare dentro una piantagione intera di rose rosse.

Anni e anni di “Ma vai in giro con quel vestito non stirato?”, o “Che è successo a quel colore?”
Ti giuro, non è colpa mia. È della lavatrice, e poi del ferro da stiro che con me non funziona.

Abito P.A.R.O.S.H.
Stivali Chie Mihara

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