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Le 10 riflessioni #acaso della settimana

Le 10 riflessioni #acaso della settimana

Senza introduzione, stavolta (stranamente) vado al sodo:

  1. Seriamente, nel 2016 ci sono ancor quei siti, per i quali se vuoi leggere tutta la notizia devi “andare avanti”, ovvero sfogliare pagina, regalando una visita in più ad un portale naturalmente sfigato (perché solo un portale loser può avere un post suddiviso in sei pagine)?
    La risposta è drammaticamente sì.
  2. Se ti invitano ad una cena di Natale fra colleghi in genere ti vesti “abbastanza normale”, giusto? Magari con un tacco un po’ più alto, o un trucco più accentuato. E invece no: ti vesti da mignotta, con tette di fuori, fresca di parrucchiere e pure di truccatore, anzi make-up artist. Ripeto: per una cena di Natale. È normale? Posto il fatto che ognuno fa quello che vuole e che la parola “adeguatezza” sia sopravvalutata, credo che no, non sia normale.
  3. Esiste una non sottile differenza tra chi lavora in tv e chi no: chi lavora in tv si sente sempre “in dovere” di sfoggiare abiti lunghi con paillettes, o inguinali sempre con paillettes, e di abusare di piastre per capelli e di plateau chilometrici, per qualsiasi occasione (vedi sopra concetto di “adeguatezza”). Quindi capita di trovarsi tranquillamente ad un aperitivo organizzato dal marchio X con te in jeans smannati, ascella pezzata perché, povera crista, ti sei dovuta fare il giro di Milano per appuntamenti tutto il giorno, mentre la soubrette accanto a te è stuccata che manco la casa nova della Kardashian, anoressia-portami-mia, e brillantini in ogni dove. Cacofonia pura.
    Dio ti prego se un giorno lavorerò mai a Canale Cinque fa’ che non mi trucchi mai come loro: con tredici etti e mezzo di fondo tinta, otto di contouring e quei vestitini in acrilico della Pimkie anni ’90.
  4. Ieri sono andata in piscina e mi sono resa conto di avere il segno dei calzettoni, un bellissimo segno che mi strizzava metà polpaccio, levando tutta la libido al più arrapato degli arrapati. Ho pensato: “Sono in piscina, che me frega”. Poi: “Come se me ne fosse fregato altrove, del resto…”
  5. Giorni fa ho preso il taxi da stazione centrale a casa mia, sono circa 6 minuti di macchina.  Il taxista ha spinto il pedale stavolta, quindi la mia felicità era già ai massimi sistemi.  Guardo il tachimetro, e sono 9,70 euro. Il tizio mi fa: “Facciamo 10 euro?”.
    La mia risposta: “No”. Punto. Poi: “M’è arrivata la bolletta della luce, sono 40 euro, facciamo 33?”
    #boicottaitaxi
  6. Dicembre: mese di mille spese, e non per i regali, ma per i viaggi, le fatture che io devo pagare ai miei collaboratori e cose che capitano sempre nel mese sbagliato.
    Come al solito mando decine di mail di solleciti pagamenti.
    Una tizia mi risponde così: “La tua fattura è probabilmente andata persa”.
    No, forse non avete capito: L’amministrazione ha probabilmente perso la mia fattura.
    È proprio in queste situazioni che la tua mente è attraversata dai seguenti pensieri: “io però non mi sono persa per strada quando sono venuta al lavoro che mi hai commissionato – io sono stata puntuale – io sto perdendo tempo della mia preziosa vita a mandare mail per un lavoro che ho fatto 100 giorni fa – 100 – 100 – 100 – Cristo Santissimo – datemi una frusta, una manciata di pietre, poi comprate a me un biglietto per le Hawaii, ad altre persone un quintale di rispetto, grazie.
  1. Questione Chiara Ferragni: l’avevo pure difesa per la polemica scoppiata in occasione della sua intervista a Repubblica, quella chiacchierata dal furbissimo titolo “Sono più famosa di papa Francesco”, ma sarà che mi stufo facilmente, sarà che sono fan dell’equilibrio, ma non ne posso più. Non ne posso più di lei e Fedez, Fedez e lei, loro due insieme. Nel senso: felicissima, davvero, che stiano benone, ma santiddio anche basta no? Mi stanno dando lo stesso nervoso di chi posta sempre bambini, gatti (io sono a rischio), robe di veganesimo ossessivo, di performance art, di “salva il cane emaciato” con foto annessa.
  2. Ode a Motta e allo spot sulla ricetta tradizionale del panettone (ho scritto i miei pensieri sul mio Facebook). Ode all’ironia. Adesso spero solo che copy, art e tutta la compagnia bella del Girone della Pubblicità si diano una mossa a cambiare filosofia per gli spot dei profumi, che se vedo altre cosce aperte, altri limoni e altre smorfie pseudo-sensuali vomito duro.
  3. La storia della mia vita è (anche) questa: “Che taglia hai, una M?”
    Io zitta.
    Mi provo i pantaloni/vestito/gonna.
    “Eh sì, ti ci vuole una S”
    Vabè.
  4. Non ho ancora capito perché online “tirano” puttanate come queste (classifiche idiote), storie su uomini stronzi, o di contro di sole-cuore-amore.
    Poi pubblico un video sull’importanza di leggere, e non se lo caga nessuno. Forse un giorno capirò. Anzi, la verità è che non capirò mai.

#acaso


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