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La colazione è decisamente très Jolie

La colazione è decisamente très Jolie

C’è chi si sveglia al mattino, si veste ed esce di fretta senza manco toccare un biscotto.
C’è chi si sveglia al mattino, si veste e prima di uscire si ricorda di bere un caffè, probabilmente pure amaro, per poi fiondarsi, con la borsetta di trucchi alla mano, giù dalle scale con magari ancora le ciabatte ai piedi.
Ecco no.
Per me la colazione è un pasto normale, quindi calma, gusto e felicità. E naturalmente nutrimento vero.
Anzi, a dire il vero il momento della colazione è il momento più felice della mia giornata: il mattino mi mette delicatamente i palmi delle sue mani davanti agli occhi, sbatacchiandomeli un po’, credo sia una sorta di risveglio oculare, per poi aprirmi il sipario luminoso ma non troppo della giornata che si sta ancora stiracchiando tra un nembo e l’altro, un b-raggio di là e un b-raggio di qua.
La luce ha il piedino in dentro, rivolto verso le ginocchia, perché è timida, e indugia a scrollarsi di dosso quei mille strati di stoffa perché è freddolosa, molto freddolosa.
Il mattino è la quiete prima della tempesta, gli scoppiettii del fuoco prima che esploda, idem dunque la colazione.

Dato il momento piacevole della giornata, mi sono chiesta più e più volte perché si invitino le persone per pranzo e per cena, e non per colazione. Credo sia un’ingiustizia.
Io mi ricordo che quando abitavo ad Arezzo, la cugina di mia madre veniva tutte le mattine a prendere il caffè a casa, e chiacchieravano ogni santa mattina una mezz’ora buona senza sosta.
Quando sono uscita di casa, a diciotto anni, dal periodo dell’adolescenza ad oltranza, non ho fatto altro che sentire la frase: “al mattino non mi parlare, perché sennò tratto male tutti”.
Benissimo, parlate pure tutti a me, con calma e dolcezza, che il fatto di udire voci non da fastidio per niente.
Allora, sotto suggerimento di Lavazza, ho invitato un’amica, Cristina, una di quelle con cui non si sta mai zitte, e ho imbastito una colazione come se fosse un pranzo o una cena.
Croissant e biscotti, yogurt e pane, burro e marmellata, succo di frutta, muesli croccante, e naturalmente caffè, aggregatore per eccellenza, che fa appaiare poli uguali e opposti, nonostante ognuno lo voglia a modo suo.
Invitate pure cinque amiche a casa a bere del buon caffè, non ce ne saranno mai due che lo vogliono allo stesso modo: una lo chiederà lungo, un’altra corto, un’altra macchiato, una con zucchero, l’altra senza e magari lo gradirà anche decaffeinato (gente che ha evidentemente preso troppo sul serio l’hashtag di Lavazza #ACasaComeAlBar).

Lo ammetto, è stato strano: per me il caffè al mattino, la colazione, era prima con la TV, poi con il giornale, poi con il computer, poi “semplicemente” con Lina a guardarmi dall’altra parte del tavolo, oppure in vacanza con gli amici, ma non mi era mai capitato di invitare appositamente qualcuno a casa.

Adesso dirò una cosa che farà rabbrividire molti, ma sono anni che non uso la moka, bensì la macchina del caffè, perché a me il caffè piace come lo fanno al bar, con quella cremina sopra, più “morbido” e amplificatore di quel rumore secco, ma dolce del cucchiaino picchiato contro le pareti delle tazze come il batacchio ricoperto di zucchero filato contro la campana.
Ecco, la (très) Jolie ha due caratteristiche fondamentali: la prima è che è piccola, molto piccola, e nella nostra generazione di case mono o bilocali, di cambi dell’armadio allucinanti perché non c’è spazio per tenere tutto in casa, è un plus mica da ridere.
La seconda è che è fra le macchine più silenziose della sua categoria, e adesso vi spiego perché ciò è importante: quest’estate ero a San Sebastian, in una casa con altre persone; nella casa c’erano tanti biglietti sparsi che illustravano istruzioni per fare qualsiasi cosa, da come aprire le finestre a quanti minuti stare sotto la doccia, alle ore di silenzio “forzate” per non disturbare gli altri. Insomma, si poteva fare “casino” dalle 10 del mattino alle 10 di sera.
Un giorno mi sono alzata prima e ho fatto il caffè con una macchinetta alle 9,00.
In quel momento stavo infrangendo le regole, perché effettivamente ho fatto un macello tale per due caffè, che ho svegliato una camera.
Da quest’estate il fattore silenzio è diventato essenziale, anche perché se c’è una cosa che odio è disturbare il sonno altrui.

Alla fine della fiera, io e Cristina non abbiamo né pranzato, né cenato, ma colazionato, parlando di viaggi e di fotografia, con in mezzo qualche pettegolezzo da Novella 2000, per poi salutarci alle 10,30.
E alla faccia dell’aperitivo, la colazione non ti rovina manco il pranzo.

Pigiama: P.A.R.O.S.H.
Ph: Arianna Bonucci
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  1. giulia

    19 ottobre

    Sarà che io ora alla colazione con calma non ci riesco a rinunciare e si con qualche amica invece dellìhappy hour abbiamo il nostro appuntamento per “colazionare & spettegolare”:P

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