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Come i napoletani credono in Maradona

Come i napoletani credono in Maradona

Mi consiglieresti di andare a San Sebastian?
Dipende.
Io ci sono stata ad agosto, nel bel mezzo della Semana Grande, che significa nel bel mezzo del bordello. Ovunque.
Bordello in spiaggia, con miriadi di tette al vento.
Bordello in acqua, tanto che per prendere un’onda devi farti il segno della croce e pregare che se poi la prendi sul serio, tu non sfracelli la tavola nell’occhio di qualche bambino (le senti tu poi le mamme), o nelle costole di qualche giovane apprendista surfista.
Bordello per strada. Ovvero urla, musica, gente, tantissima gente che spunta da ogni dove tipo il gioco dei barbapapà che vengono fuori e tu con una specie di martello morbido devi rimetterli nei buchi da dove si palesano all’improvviso.
Bordello per ristoranti e per bar (per altro manco economici, non me lo sarei mai aspettato).
Bordello perfino in casa. La nostra casa, affittata su Airbnb, constava di tre stanze doppie in affitto, più la proprietaria, e la casa non era certo gigante.
Diciamo che non è stato facile.

Intendiamoci, San Sebastian è una città meravigliosa, con la spensieratezza della Spagna e nel contempo il campanilismo e il rigore dei Paesi Baschi.
Il suo bello è che è popolata da persone “basiche” – bas(i)che, ovvero che si divertono con qualsiasi cosa, hanno poche pretese, e sono schiette. Persone che in un certo senso hanno la ribellione in corpo che fanno esplodere tutta in una volta.
San Sebastian crede in San Sebastian quasi quanto i napoletani credono in Maradona. Non ho difatti mai visto nessuno, come gli abitanti di Donostia, tenere così tanto alla propria terra, festeggiandola, venerandola, andandone fieri.
Sarà merito della Semana Grande che ha fatto esplodere tutta la tradizione e il folklore, sarà per il suo essere indipendente e il volerlo dimostrare, ma una partecipazione così attiva per un evento cittadino, mi è parsa una cosa (purtroppo) rara, ed assimilabile ad un accadimento calcistico.

“Vai a vedere qui in piazza che c’è un gioco in cui un tizio deve sollevare massi e ributtarli per terra più volte possibile in pochi minuti”
Ok.
“Non puoi perderti lo sbarco dei pirati – una specie di assalto alla spiaggia di La Concha con delle imbarcazioni un po’ random – saremmo in tantissimi a fare la guerra”
Sì.
“Devi vedere i fuochi d’artificio, sono così belli da fare paura!”
Aiuto.
E poi ci sono corse sportive per la città con gente con la faccia colorata, bande musicali che s’incontrano e magari suonano insieme, manifestazioni politiche che s’intrufolano, artisti di strada, competizioni di sport a noi sconosciuti, balli popolari con abiti tipici.
Insomma è come se si finisse in un mixer di cose, tante cose, per una settimana, e solo una volta frullati si è pronti per capire quello che c’è successo.

Io personalmente l’ho capito forse dopo un mese. Che San Sebastian, la città vecchia, è uno spettacolo, vecchia ma piena di giovani che si ammazzano di pintxos (buoni, ma cari) e drink, che è una sorta di ragazza scapestrata che ha bisogno di urlare al mondo, e che effettivamente lo fa. Una di quelle che tutto l’anno è tenuta a bada dalla mamma, e quando la mamma va in vacanza si sfoga facendo party allucinanti giorno e notte, per poi tornare alla normalità, un’estrema normalità, quando la mamma torna in città.
Sono sicura che durante tutto il resto dell’anno San Sebastian sia profondamente diversa, a partire dalla presenza di italiani, che credo sia meno massiccia che in agosto (nonostante gli italiani siano sempre e misteriosamente ovunque); non mi dispiacerebbe vivere il suo lato più calmo e drammatico, quando i locals possono fare i locals, senza subire l’invasione coatta di centinaia di persone assatanate di divertimento.
Sono sicura che sarebbe come l’ho vista per qualche giorno: una città ricca di mercatini, quelli con cose vecchie buttate per terra a prezzi stracciati, con artigiani che ti vendono saponi e quaderni fatti con le loro mani, con bar in cui tu puoi stare per ore a ciarlare e a guardare, nel contempo, il passaggio, o puoi passare da uno all’altro, bevendo drink su drink. Potresti passare il pomeriggio tra i bar di San Sebastian. E mangiare cose buonissime, perché a San Sebastian si mangia davvero bene.
Sono sicura che la quiete dopo la tempesta lì sarebbe d’un pacifico tale, che non crederesti mai d’aver visti poco prima la stessa città.

The Nostalgic Traveller

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