Bella vita la mia (chiamatemi scema)

Evidentemente quando fai una vita per nulla monotona, paradossalmente, devi imbatterti sovente in certe persone che appena ti vedono si sentono in dovere di recitarti lo stesso identico rosario. Manco si fossero messi tutti d’accordo per sfracassarti i maroni con banalissime nenie che non finiscono mai con un punto secco. Mai oh.

“Oh ma te non sei mai a casa eh!”
“Bella vita la tua…”
“Ma tu come li fai i soldi?”

Che palle. Adesso ve lo spiego: un po’ di anni fa, dopo un’esperienza come giornalista e pseudo producer in un sito di moda, dalla quale ne sono uscita non pagata, e con una causa (e soldi) persa perché il tizio in questione dichiarò fallimento (per poi riaprire società con chissà quale nome e continuare ad infinocchiare altra gente), decisi due cose: la prima di non lavorare più in un ufficio, e la seconda di non stare più sotto a nessuno. La terza, implicita, cosa veniva da sé: e mo’ so’ cazzo tuoi, mia cara Lucia.
Quel giorno lì me lo ricordo molto bene, ero in un parchetto vicino a via Foppa, era primavera, ma c’era quel sole violento che pareva estate, in quella panchina verde un po’ arrugginita decisi che rischiare e la libertà di rischiare dovevano essere le micce necessarie per accendere i miei fuochi creativi, per lavorare in modo “diverso”, per faticare godendomela ogni giorno.
Rischio è sinonimo tanto di divertimento, quanto, paradossalmente, di responsabilità. Se tu decidi di fare qualcosa con dentro del rischio inevitabilmente ti diverti, e inevitabilmente ne sei responsabile, ci pensi due volte prima di farla, no?
E così scelsi di fare uno, cento, centomila professioni, che mi avrebbero fatta divertire.

“Vuoi scrivere per noi?” Sì.
“Vuoi fare questo video?” Sì.
“Vuoi fare questa diretta?” Sì.
“Dacci delle idee”. Ok.

Ma d’altra parte non deve essere così il lavoro? Qualcosa che fai con il sorriso sulle labbra? Così ti dicono a scuola, per lo meno, anche se poi succede quasi sempre il contrario (chissà perché).
Quindi la verità è che io lavoro senza sosta, non mi stacco mai dalla mia macchina fotografica o dal mio mac, e mi diverto così tanto che sembra che io sia sempre in vacanza.
La gente vede solo i miei viaggi e i miei eventi, non le notti passate a scrivere, e nemmeno le mie collaborazioni editoriali, i miei shooting, i miei duri momenti di brainstorming creativi, i miei mille appuntamenti quotidiani (io sono quella che arriva o sudata e trafelata in bici, o vestita da biker alle serate di gala), l’essere la producer, amministratrice e commerciale di me stessa. Quella che vende se stessa, un prodotto. No. Perché non c’è giorno in cui io non mi diletti a fare quello che faccio. E vi assicuro che anche se produco da casa e in pigiama, anche se posso prendermi il lusso di andare in vacanza dal martedì al venerdì, quello che faccio non è poco. E credo che questo lo possano capire bene i free lance, che hanno in più rispetto a chi timbra un cartellino l'”ansia” del non sapere cosa succederà il mese prossimo, del dover cercare continuamente e del doversi trovare nel posto giusto e nel momento giusto.

Quindi sì, faccio la bella vita perché ho scelto esattamente quello che mi piace fare, perché non sto in ufficio 8 ore al giorno, bensì a casa con Lina, perché faccio soldi (non miliardi) in maniera moderna, alternativa, e viaggiando molto.
Chiamatemi scema.

Abito: Weili Zheng
Scarpe: Aldo

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  1. Domenico Di Rosa

    7 luglio

    E come darti torto… spesso la gente è invidiosa, non sa reinventarsi e correre il rischio, quindi se la prendono con coloro che riescono nel proprio intento! E poi tu sei anche brava nel tuo lavoro, motivo in più per romperti le scatole…

    Domenico Di Rosa

  2. giulia

    7 luglio

    ma chi dice che sei scema non sa quello che c’è dietro il fatto di essere una free lance e la capa di ste stessa…come in tutte le cose ci sono i pro e i contro:D

  3. Riccardo Onorato

    8 luglio

    Che brutto articolo.
    Presuppone che tutti quelli che facciano un lavoro in ufficio 8 ore al giorno siano “più scemi” di chi fa il blogger a Partita Iva.
    E pensare che è proprio quel lavoro da ufficio che permette di avere la possibilità di avere collaborazioni e fare “la bella vita”.

    Anche se sono punti di vista personali, un po’ di rispetto in più nel mettere su carta queste idee non sarebbe male.

  4. Giorgio

    9 luglio

    No, hai ragione, gente che non lavora, non porta alcun contributo alla società’ ne’ ha alcun talento o titolo di studio, se non quello di pubblicare quello che fa ogni giorno, e che viene pure pagata per questo, e’tutt’altro che scema! Poi chiaro, la vera intelligenza qui non e’neanche contemplata, giustamente.

    • Lucia

      11 luglio

      gente che ha scritto un romanzo di 400 pagine, che ha fatto l’autrice per MTV, scritto per Vanity, scritto e condotto format per Nintendo, magazine internazionali per Geox, per esempio: eh sì, gente come me è proprio scema.

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