[Video] SunRide FirstRide

“Tanto tu a Pesaro non c’arriverai mai”
“Con un 400 in autostrada? Tu sei pazza!”
“Con tutto il traffico e gli autotreni che ci saranno figurati se ce la farai”
“E poi tu comunque vai troppo lenta”
“Tanto lo so che ci vai con il furgone”

Devo ammettere che i giorni prima del viaggio m’era presa voglia di raccattare le gufate che mi stavano arrivando violente come gavettoni il 15 d’agosto, e raccoglierle tutte in un album Panini Insulta-anche-tu-Lucia-e-pure-a-gratis. Non l’ho fatto solo perché ad un certo punto sono diventate così tante che ho cominciato a non seguire più il flusso delle bombe ansiolitiche sparate dirette nel mio campo di concentramento cranico.
E comunque al SunRide ci sono arrivata, e sono pure tornata. Ok, andando piano, tirando lunghi sospiri ad ogni sorpasso di auto-treno (e ogni volta l’Hodina era lì a dirmi “abbi fiducia, sono piccina e vecchietta, ma ce la posso fare”), e involontariamente armandomi d’angoscia al calar delle tenebre su strada, ma ce l’ho fatta. Ho fatto il mio primo viaggio in moto.

Non sono stata un’eroina spingendo forte l’acceleratore, non mi sono mai trovata al livello di tutte le altre moto, che mi passavano davanti come fulmini, non ho quasi mai staccato una mano dal manubrio, se non per tentare di allargarmi il casco che dopo ore mi stava come per trapanare il cervello, insomma, sono state più le volte che “non”, che quelle al contrario, ma così è stata la mia “prima prova”.
Una prima volta senza la pretesa di fare la figa, la donna cool che sa andare in moto, quella che quando poi arriva a destinazione sfodera tette (che tanto poi manco ci sono) e culo, perché no, non sono io.
Bensì una prima volta con la “giusta” tensione, con le mie piccole dosi di soddisfazione, dall’aprire il gas a 110 al sorpassare i camion più lenti di me, con l’immensa gioia di vedere il sole che cammina con te o al contrario, se ne va per i fatti suoi, di sentire le grida ruvide ma composte della tua moto, di quasi volare per aria, pur rimanendo con le ruote per terra (credo sia una specie di magia questa). La gioia di quella sensazione “della primavera”, ovvero del risvegliarti timidamente e cominciare a credere in te stessa, e anche nei pregi e nei limiti della tua moto, che non è che la guidi, la domini e basta, anzi. Quello che ho imparato è che una moto non si domina solo perché si sta sopra di lei, né si guida solo perché lei ha un manubrio, ma ci si parla, ci si dialoga, e ogni tanto ci si litiga pure un po’. Ho capito che quando vai in moto non si può mai mettere il soggetto in prima persona, cioè non si deve, c’è il “noi” che è più azzeccato, questione di sintonia, quella complicità che si forma in strada come per l’arancia e il cioccolato a tavola. Lei ti segue, se tu la segui, lei ti capisce, se tu la capisci, lei non ti tradisce se tu non le fai le corna per prima.

E così la mia Hondina mi ha portata diretta al SunRide, una manifestazione dedicata alle moto d’epoca, special e cafè racers, in quel di Pesaro. Non so esattamente perché o per come, ma mi sono trovata a parlare con tutti a caso, ha vinto per simpatia la coppia di signori di Rimini con cui ho condiviso un posto all’ombra per un’oretta, a girare come una trottola, e a non sedermi mai (infatti dopo due giorni ero leggermente distrutta). E a mio parere deve essere esattamente così lo spirito di un raduno di appassionati, neofiti, ed esperti: molto open, molto #fottesega mood, molto divertimento gratuito. Poi vorrei dedicare cinque secondi di applausi a tutti i baracchini, furgoncini, stand che hanno dedicato parte dei loro menù ai vegetariani come me, giuro che avrei voluto piangere per l’emozione. Dieci per i ragazzi di Milano Cafè Racers, che si sono aggiudicati un premio per la Ducazzi (proud of you, guys).

Passata questa, adesso c’è la seconda lezione: le curve. Siamo pronte anche per questa, io e la mia Hondina.

Grazie a Montecatena per avermi resa cool con la sua giacchetta di livello

 

 


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