Il surf non è il calcio

Questa cosa del surf la sto prendendo sul serio. Ma d’altra parte mi sono data un obbiettivo: entro la fine dell’estate devo saperci andare benino. Non a caso ho prenotato un altro week end “surfista” e tutto agosto sarò in giro per spot tra Portogallo, Spagna e Francia (credo che spenderò tutti i miei soldi, dato che i posti che ho scelto sono carissimi, ma sarà il prezzo della felicità).
L’ho presa sul serio, perché mi piace sul serio. E vedere che stai su, e riesci a dominare un elemento capace di essere tanto amico quanto nemico, accarezzandolo, è un’emozione che potrei anche descrivere, ma nel momento in cui “perdo tempo” a spiegarla, il suo adrenalinico effetto-lampo scema.
L’ho presa sul serio, perché credo che il surf sia una cosa seria, cioè, sia certamente un’attività ludica, ma che sia anche come una relazione: qualcosa da coltivare. E che quindi, per vedere i suoi frutti devi avere tanta, tantissima pazienza, costanza e determinazione. Come per i lavori (veri) e i rapporti umani.
Sì, alla fine il surf è un lavoro: devi lavorare eccome per migliorare, stare ore ed ore in acqua, così tanto da farti venire le grinze alle mani e da voler divorare i tavoli di legno alla sera; ed è anche come un fidanzato: ti devi fidare del mare, non tradirlo e rispettarlo, trasformare i lati peggiori del suo carattere (perché il mare ha un caratterino…) in punti di forza, per poterci andare d’accordo.

Faccio una parentesi, che potrebbe essere lunga: ho recentemente letto che ci sarà un talent show dedicato al surf, Italian Pro Surfer, condotto da Le Donatella. Vi risparmio i pettegolezzi che girano in rete, e che sono facilmente intuibili, ma quello che voglio dire io è: va bene Uomini e Donne, va bene il Jersey Shore, ma il surf è un’altra cosa. Hanno fatto programmi, ad esempio, sulle moto, che hanno rispettato l’identità e il mondo che c’è dietro alle moto (vedi Easy Rider e Lord of the Bikes), ma mettere Le Donatella a condurre un programma sul surf, che non è il calcio (uno dei giudici del talent è Christian Panucci, appunto), non è trash, non è un universo di tette e culi, santiddio, anche no. Comunque aspetterò il 5 giugno per vedere di cosa si tratta, ma ho davvero il sentore che non mi piacerà.

Lo so benissimo che il surf è di moda, e che è una di quelle cose che se dici che pratichi, automaticamente entri nel cerchio dei fighi, lo so, ma credo comunque che meriti d’essere conosciuto per  lo sport che è, ovvero fatto di gente che arriva in spiaggia scalza, che si dimentica il cellulare a casa (alle volte me lo sono dimenticato anche io, ma non sempre), ma che magari si ricorda una Go-pro, che rema fino a morire di stanchezza, che se ne sta zitta ad aspettare l’onda perfetta e che alla sera si sfonda di carboidrati. Sarò romantica, sarò ingenua, ma per me il surf è questo.
A proposito: ho assolutamente bisogno di una Go-pro, devo pur documentare i miei progressi! Spero tanto che i prossimi riguardino il capire la direzione dell’onda, ci sto lavorando eh.
La sfida va avanti.

Muta: Billabong
Costume: Roxy

Langre_beach

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Roxy_swimsuit Loredo_dog

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