MFW: premio Oscar a Stella Jean

 

Come ho già detto, quest’anno non sono andata in giro per sfilate, ho partecipato solo a quelle di Stella Jean e San Andrès Milano. Questo per vari motivi, che in realtà ho già spiegato: invecchiando per certe cose sono diventata snob, e a meno che il marchio non mi faccia impazzire, una sfilata in piedi non la guardo, certi brand poco apprezzano la sincerità, e quindi Lucia Del Pasqua, e non avevo troppa voglia di fare avanti e indietro per nessun concreto ritorno (tanto non mi cambio cinquanta volte al giorno per andare a sbattere contro i fotografi). In più, dato che non dovevo scrivere review lampo per giornali, ho deciso di partecipare solo agli show per cui secondo me ne sarebbe valsa la pena. Quindi culo sulla sedia, e streaming violento.
La sfilata che ha vinto tutto ma proprio tutto è stata sicuramente quella di Stella Jean, uno show che ha fatto commuovere, altro che matrimoni al Sud alla “Don Antonio”. Uno show che dovrebbe essere il fortunato stereotipo di sfilata, ovvero un mix tra intrattenimento, moda pura, ed empatia.
Abiti perfetti, atmosfera perfetta, musica perfetta. È “bastata” l’accoppiata coro gospel-abiti dall’altro mondo per far sciogliere cuori e pensieri degli spettatori. Facile no? Ma non ci ha pensato nessuno, Stella Jean sì. La dimostrazione che basta un “do” per fare la rivoluzione, le altre note poi vengono da sole.

maxmara_mfwMax Mara
Una delle mie sfilate preferite per la sua apparente semplicità, i suoi colori “Max Mara”, e per il colpo di fulmine per due look: il maxi cappotto dorato e il tailleur rosa con le tasche a contrasto. Bello quando puoi dire: “questo marchio è una garanzia”.

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Dolce & Gabbana
Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: ultimamente non stavo amando Dolce & Gabbana, non so, ad un certo punto è stato come se per me si fosse volatilizzato, sparito nel nulla, e palesato solo attraverso i post Instagram di Stefano Gabbana. Poi ho visto Cenerentola e i suoi topini, i fiori e i fiocchi, e ho notato, a seconda dei punti di vista, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia, o un romanticismo sexy o una femminilità diversa; una nostalgia infantile, come quando da fuori vedi te stessa imbastire quel mezzo e compiaciuto sorriso del tempo in cui credevamo tutte nel Principe Azzurro. Una collezione che per me vale un bel dieci.

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Etro
Un Etro-non-Etro, il che è solo cosa buona e giusta. Voglio dire: il suo timbro c’è, le stampe, i tagli, ma c’è qualcosa in più, qualcosa di più moderno che esce dagli schemi della “maison del paisley”, per intenderci il giubbotto di pelle, capo rock per eccellenza, reso gipsy e a tratti romantico dai ricami floreali, c’è il cappotto a kimono con il collo rosa di seta da portare con gli anfibi, c’è insomma un pot-pourri amalgamato alla perfezione.

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Fendi
Fendi, Fendi, perché sei tu Fendi? Questa collezione si è superata, per certi versi mi ha ricordato una vecchia sfilata di  Miu Miu, ma poco importa, l’ho trovata delicata come una crema al limone e sofisticata come un risotto ai lamponi. A tratti pop, a scatti orientale, continuamente romantica, codesta donna con la “d” maiuscola che ha sfilato con una stivalata mica da ridere con una certa nonchalance, mi ha non solo convinta, ma letteralmente conquistata.
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Giorgio Armani
Sono sempre stata fan di Giorgio Armani, della sua coerenza, della sua innata eleganza. Ma stavolta l’impressione è stata quella della ripetizione, del fare sempre le stesse cose; proprio lui che ho sempre idolatrato come quello in grado di evolversi rimanendo riconoscibile e fedele a se stesso. L’ho trovata una collezione vecchia, già vista, e per donne molto classiche, troppo.
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Gucci
Se Alessandro Michele l’uomo non lo sa certo fare, praticamente fa un’altra donna, la donna, appunto, la sa fare eccome. Poco importa se sia Gucci o meno, se sia molto vintage, davvero troppo, cioè per me non è mai troppo se è vintage, parlo in generale, ma il risultato è bello agli occhi credo dei più.
Ho trovato poesia il mono-tono, il tutto rosa, da capo a piedi, super chic i maglioni a V con sotto un dolcevita bianco, genialmente pop la cappa con il jabot disegnato, non so, quasi da film di Wes Anderson, e un must i calzini Gucci bianchi con le strisce verdi e rosse.
E grazie Alessandro per non averci riproposto le ciabattine con il pelo. Amen.

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Marco De Vincenzo
Da quant’è che la sottoscritta rompe i maroni sulla bravura di un ragazzo dolcissimo e di talento, tanto talento? Da quando il ragazzo ha cominciato ad uscire dallo scoperto. Marco De Vincenzo è un artista, è armonia pura in carne ed ossa. Quello che esce dalle sue mani torna sempre: i colori sono sempre studiati che manco uno scienziato alla Nasa, le forme filano lisce che manco l’olio su una padella messa per obliquo, la sensazione è sempre quella di una donna estremamente ricercata e mai, e ripeto mai, volgare. Marco, hai tutta la mia stima.

missoniMissoni
Una donna più giovane e fresca, una che insomma, vuole poche beghe. Una che sembra sì vestita a caso, ma invece non è vero, che scarpa alta o bassa non fa differenza. Quella di Missoni non è stata certamente una delle mie sfilate preferite, ma mi è piaciuta la coerenza nella non-coerenza di fantasie messe insieme.

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Moschino
Più guardo queste foto, più mi sanguinano gli occhi. Quasi peggio di Slimane da YSL. E più penso alla povera Rossella Jardini, più mi si spezza il cuore.
Questa “roba” è un misto tra una Madonna degli anni Ottanta nel suo periodo più trash, trash e basta, cattivo gusto, vedi abiti bruciati, e ripetizione, vedi le stampe con le bocche, che magari anche basta, no?
Dicono che questo Moschino sia più facilmente vendibile, io dico che è scandaloso.
MSGM
MSGM
Appena ho finito di guardare la sfilata di MSGM, ho detto ad alta voce: “boh”.
L’ho trovata sciatta, noiosa e con poco senso. E poi perché tutti, ad un certo punto, vogliono fare le cose (stampe e ricami) come Vivetta? Vedi anche Piccione.Piccione.
Ho cominciato a pensare che quando Massimo Giorgetti ha espresso il desiderio di non condividere la sfilata sui social network (per discutibilissimi motivi), c’ha solo fatto un favore (perché appunto, non il massimo).
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Prada
Allora adesso qualcuno deve lanciare un’Ansa in cui  si dice che questa sfilata della mia amata Miuccia Prada non era altro che uno scherzo di cattivo gusto. Ma che è? Che è questa roba (nella foto ho duplicato volutamente una modella, perché mi sembrava la meno peggio, e non volevo calcare il fatto che Prada avesse davvero fatto una collezione da debosciate). Ma perché corsetti messi a caso su cappotti (cappotti???), calze che manco al mercato di viale Papiniano, e guanti da homeless?
Basta, che a forza di riguardarla mi sento male. Miuccia ti prego, ti scongiuro, ti supplico, la prossima continua a farmi sognare come hai sempre fatto.
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Salvatore Ferragamo
Una poesia retrò, una donna con le palle che rimane donna, che gioca a scacchi e che si mette in riga, che è semplicemente una figa di bianco vestita e con una stivalata direttamente dagli anni Settanta. Con questa collezione è come se gli anni Ottanta diventassero di classe, dunque un miracolo.

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San Andrès Milano
Andres è un mio amico, lo premetto, una delle persone più dolci e sensibili che io conosca, e ciò che ha fatto sfilare è esattamente la sua trasposizione; lui è uno che vede la donna non come un oggetto, ma come una creatura romantica, bella per così com’è, sexy per la sua classe, i suoi gesti, un soggetto volubile e non per questo da castigare, anzi, una donna che la sua fragilità la fa vedere usandola come scudo. Una nota di styling: le calze, le ho apprezzate molto, anche perché si parla di collezione invernale, c’è qualcuno che ogni tanto se ne ricorda.
vivetta_mfwVivetta
Ormai non è un segreto che io mi vestirei molto tranquillamente solo ed esclusivamente Vivetta, marchio che pare mettere tutti d’accordo, e che non a caso è stra copiato. Quello che ne apprezzo è il suo equilibrio: non ci sono mai troppi ricami, ci sono tanti colori, ma sono sempre calibrati, e se è sempre tutto troppo, è tutto troppo bello.


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  1. giulia

    1 marzo

    certi modelli sono più belli si altrea, a volte sembrano cose già viste ma alla fine la mode è un ciclo che ogni tanto torna con qualche modifica:P

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