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Io e Muddy al Club, che non era certo segreto

Io e Muddy al Club, che non era certo segreto

Certe volte quando cammino mi chiedo dove sarei se non stessi camminando per strada. È un gioco che imbastisco sin da piccola, non quando mi annoio, ma quando non voglio pensare a quelle cose a cui si pensa “da grandi”, perché da una parte si è costretti. Così, per assurdo. Quel giorno lì me lo ricordo bene: coi capelli vagamente alla Doris Day e un pendant violento (credo di non avere mai avuto una borsetta dello stesso identico colore del vestito), dopo qualche passo nell'”Alto Naviglio”, non ho visto più la strada grigia, ma un pavimento rosso come di ceralacca, rigato, ammaccato, consumato qua e là. Presente la bellezza della perfezione decadente? Quella. Ho sentito prima solo il rumore dei tacchi, che è una delle musiche più sexy e rotonde nonostante sia invece un battito oggettivamente secco, ho visto solo i miei piedi, poi solo la mia punta, e poi una sala con manciate di tavolini sparpagliati.

Come se la mia Canon, da ubriaca, con la testa a penzoloni, si fosse rialzata tutta d’un colpo.
Casablanca? No. Un club anonimo perché non apparso da nessuna parte, ma pieno di gente, e purtroppo anche di fumo. Non era nemmeno uno di quegli odiosi “secret places”, dove poi alla fine vanno tutti.

Mi sono seduta ad un tavolino rotondo con in mezzo un posacenere giallo (ne ho visto e fotografato uno uguale a Parigi), accavallando le gambe dopo uno, due, tre secondi dalla presa di posizione del mo culo su una sedia di legno, e abbassando il mento facendo cenno di saluto al mio casuale compagno di tavolino. Che ricambia.

C’è Muddy Waters, con una di quelle sue musiche stanche. Rifiuto una sigaretta dal mio vicino, non ho mai fumato nemmeno nella realtà, non credo di iniziare nella mia fantasia. La gente chiude gli occhi, manda la gamba accavallata in su e in giù, a Nord, a Sud, a volte anche da Est a Ovest, alcuni vanno in trance, il barista sorride e schiocca le dita a ritmo, la donna laggiù col vestito scollato dietro, tipico, beve da sola il secondo drink, ci deve essere il Cynar dentro, starà aspettando qualcuno, o forse no.
Ordino un Martini liscio alzando il braccio verso il ragazzo con dei fantastici pantaloni a vita alta, che si fionda da me chiedendomi come stessi. Come se io lo conoscessi.
Gli rispondo bene, fingo di sapere chi sia, arco temporale di limbo che dura non più di dieci secondi, quando mi scappa un “Tu sei…?”, che manco Anna Wintour dopo un anno di stage della sua assistente.
Mi fa un mezzo sorriso e se ne va, mica risponde.
Non so se fare due chiacchiere con lui o con la mia immaginazione.

C’è Muddy Waters, con una di quelle musiche meno stanche, una di quelle che forse arriverà da qualche parte, non ti farà rimanere lì in vetta alla montagna senza mai vedere l’altra parte. Allora io me ne vado, sparisco senza che il mio vicino di tavolo mi veda, se ne accorge solo il cameriere che forse mi conosce. Nella strada vera, nell’Alto Naviglio, vicino alla chiesetta di San Cristoforo, c’è un negozietto con in vetrina un mappamondo ricoperto di polvere, e devo essere bella lucida per decidere dove andare, no?

Abito: P.A.R.O.S.H.
Cappotto: vintage
Borsa: Gucci

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