Operazione incorporazione cromatica

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Non escludo niente nella vita, piuttosto incorporo.
Non escludo il nero quando mi vesto da Arlecchino, o i colori anche se mi vesto da funerale.
Posso e voglio essere sia “nera concettuale” che rosa fruttolo, gialla limone e rosa maialino.
Alcuni lo chiamano assenza di stile, io dico che è presenza di curiosità e di spirito ludico.
Qualsiasi cosa dica chicchessia in generale vi assicuro che la mia teoria, modestamente, è la migliore: se si mescolano momenti di colore a momenti di non-colore non ci si annoia mai, a partire dal momento dello shopping fino a quello dello scegliere cosa mettersi tutti i giorni. Eppure è così facile.

Che poi ditemi: come si fa a vestirsi sempre con lo stesso colore? E poi perché, nel caso monocromatico, vince sempre il nero e non il bianco, o non addirittura il carta da zucchero?
E spiegatemi anche la seguente affermazione: “No perché il nero è una filosofia di vita”. Perché c’è ancora gente che si veste di nero per filosofia e non per moda? Se sì, fatemi conoscere i seguaci della black philosophy. Perché io mi vesto di nero solo perché a volte è elegante e altre è maledettamente rock. Punto.
Cioè, se il colore rientra con tutte quelle cose con cui si può scherzare, perché non usarne e abusarne?
Sì, lo so, le risposte sono due, la prima è: “ma io non mi ci vedo”, e la seconda: “i colori sono troppo impegnativi, non me la sento”.
Nessuno sta male con i colori, altrimenti anche noi saremmo in bianco e nero, e i colori non sono operazioni chirurgiche per le quali uno “non se la sente”.

Sì, sono alquanto integralista riguardo la questione, perché davvero non comprendo i mono-tematici. Non li capisco nonostante abbia parlato con molti di loro, e con alcuni c’abbia anche litigato.
Alcuni mi hanno anche ribadito che tanto a loro non gne ne frega niente di quello che arraffano la mattina; ecco, il punto è che quello che vi buttate addosso al mattino siete voi, vi rappresenta e altro non è che la forma vivente d’uno spirito che si deve per forza buttare nella società per campare. Stessa società che se non ti ha mai conosciuto prima, non ti giudica per quante opere di beneficienza hai fatto in passato, ma per la tua immagine. E forse è per questo che le persone si vestono di nero; perché è un colore facile, accessibile a tutti, rassicurante e molto “professionale”. Una volta mi sono presentata ad un mio primo giorno di lavoro con circa cinque colori addosso, mi sono sentita una voce invisibile all’orecchio “se domani ti ripresenti così ti licenzio seduta stante”.  Bè, il giorno dopo mi presentai con altri colori e non venni licenziata (anche per questo non lavoro in banca, non accetterei mai imposizioni stilistiche)
Il colore fa paura a volte, e invece è nato proprio per rendere le persone più felici.
Sì lo so, parlo spesso del colore, fino a diventare ripetitiva, è che mi piacerebbe davvero vedere più colore intorno a me, e mica solo fuori, s’intende.

Camicia: Vincent
Occhiali: Wes Gordon per Silhouette

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