Per vere bionde: do you know o-l-i-o?

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Se si tratta di capelli è risaputo, non ho la benché minima quiete. Ho una scadenza semestrale, dopo la quale sento l’esigenza di non dovermi più riconoscere in tutte le foto anteriori alla data di “deperimento”.
Sul biondo-biondo ci stavo ragionando sopra da un pezzo. E quando dico “biondo-biondo” è perché in questo caso il rafforzativo è d’obbligo.
Non avevo paura delle trenta minacce su trenta di “amiche care” sulla questione del: “se ti decolori i capelli ti rimangono in mano, tu poi che vai in piscina tutti i giorni (morirai praticamente)”.
Non temevo secchezza che ci sarebbe indubbiamente stata, nel caso.
Non temevo il fatto di vedermi diversa, ci sono abituata.
Non me ne fregava niente, tanto per cambiare, di quello che m’avrebbe detto la gente.
Eppure non mi decidevo. E poi, come sempre, per farti prendere la decisione sulla tua testa è sempre un colpo di testa che batti volontariamente o involontariamente. Io l’ho battuto involontariamente, ma l’ho pur sempre metaforicamente battuto, e da lì, dopo una cronologia di tre giorni, ho scritto a Giampaolo, il mio parrucchiere di ultra-fiducia, che nel frattempo ha aperto a Milano con altri ragazzi molto toghi un salone dove, facendo la rima, c’è anche un tatuatore, in realtà due, ma altrimenti non mi sarebbe venuta la rima.

Il posticino si chiama Roots, ed è il tipo di negozio che piace a me per svariati motivi:
1) È piccolo. Ed io più invecchio, più mi vedo circondata da catene composte da negozi da tredicimila metri quadrati l’uno in cui nessuno ti calcola minimamente, e più desidero posticini dove io sia la regina, dove mi senta a casa, dove possa andare non solo per comprare qualcosa, ma per passare del tempo di qualità, per chiacchierare. Insomma, come succedeva da vent’anni fa indietro.
2) È vintage, e dopo ciò potrei anche non aggiungere altro, e invece aggiungo un po’: ha quel sapore che mescola un po’ di nonnitudine, un pizzico di hipsteritudine, e un altro pochetto di concetto, che mi fa venire voglia di averne ancora e ancora (infatti quando mi arriva la ricrescita?).
3) I ragazzi sono tutti simpatici, e ciò è molto importante, specie se trattasi di gente che “ti mette le mani addosso”, c’è molta toscanità, altrettanta professionalità, e anche molta creatività. (Niente, è la giornata delle rime).

Quando mi sono vista biondissima mi sono sentita figa, cioè, non ho avuto affatto la reazione che ha l’80% delle donne quando si vede diversa, ovvero quella tipica che è un misto tra terrore (oddio, sono un’altra! – Ma grazie al cielo), il minimo sindacale di soddisfazione che dopo tre giorni si trasforma o in estrema soddisfazione o in estrema insoddisfazione, non ci sono vie di mezzo, e incomprensione della propria piega, in genere “troppo piega” (non da Roots, dove ti passano il phon e via).
A volte le donne sono proprio stupide, vogliono fare le splendide affidandosi a cambiamenti radicali quando poi non ne sono pronte. Il cambiamento è una decisione importante, non un pretesto per credersi e farsi dire di essere donne con le palle.

Comunque, per la cronaca, i miei capelli sono ancora in testa, e non in mano, e sono morbidi. Certo, sono più secchi, ma per questo hanno inventato un prodotto che si chiama o-l-i-o (do you know olio?), che ti aiuta a nutrirli e a renderli più soffici.
Adesso non vedo l’ora di farmici fare una pettinatura retrò, con questo biondo ci sta come il cacio con le pere.

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