Le marachelle di Mamo

babbo

Qualche giorno fa rovistando fra le cose vecchie ho visto fra tante una vecchia foto: essa rappresentava un bambino, un po’ sbarazzino con le mani in tasca, con un sorriso solare, la coppola calata sulla testa e un cappottino abbastanza attillato. Sì, era proprio il Dottor Del Pasqua da bambino. Ma quanti anni sono passati da quella foto: mi ha ricordato la mia infanzia, mia madre e mio padre da giovani e fra tanti ricordi, mi è ritornato alla mente un episodio che forse rappresenta più quello che sono stato: un bambino “discoletto” ma simpatico.

Era una mattina serena e fredda a S.Giovanni Valdarno, mio paese natio. Mio fratello Giovanni era da poco a scuola, alle Elementari, la quarta, ed io mi accingevo, accompagnato da mia madre con il mio canestrino di cartone pressato come se fosse plastica, ad andare all’asilo, ultimo anno. Mia madre che era sempre, come anche quella volta, in ritardo, spazientita per le mie insistenze di fare presto, cosa che mi è sempre rimasta, mi disse: “Mamo – era il mio soprannome appioppatomi da un amico di mio padre – scendi e aspettami alla porta della Pretura!”, porta che dava sulla Piazza Cavour, e guarda caso con la statua bronzea di Garibaldi in mezzo.
Quel giorno era sabato e c’era il mercato, ed era così vasto che si estendeva anche sulla Piazza adiacente, detta della Libertà. Il mercato pullulava di gente che girava per i banchi, stracolmi di ben di Dio, e si sentiva gridare chi in siciliano, o calabrese e napoletano: “Arance, mandarini!”, era un gran vociare. Mentre i miei occhi osservavano, la mia mente incominciò a pensare e a domandare: “che cosa farà Giovanni, mio fratello? Ma si! È a scuola, quasi, quasi vado a trovarlo”.
Mentre pensavo già le mie gambe incominciavano a muoversi e tenendo in mano il mio canestrino (esistente ancor oggi) mi avviai alla scuola elementare, allora ce n’era una sola in paese.
Bastava svoltare e prendere via Garibaldi ed arrivare in fondo: lì c’era la scuola. Il portone era aperto e il custode, il Ciapi, era in qualche classe, forse per cercare di far funzionare qualche stufa che faceva i capricci. Non so come feci, ma quatto quatto raggiunsi l’aula dov’era mio fratello: in punta di piedi potei aprire la porta (per me l’altezza è stata sempre un handicap) entrai e senza soffermarmi, corsi al banco e mi misi accanto a Giovanni. Il tutto in un silenzio di tomba: lo stesso maestro Incerpi era in silenzio e mi guardava fisso aspirando il fumo di una sigaretta. Mio fratello, sotto voce, mi disse: “Ma che fai?”
Gli risposi che ero semplicemente venuto a trovarlo; poi aprì il canestrino, tirai fuori un quaderno ed una matita e mi misi a fare un disegnino. Nel frattempo, come in seguito mi raccontarono, in Piazza Cavour c’erano le tenebre: mia madre uscendo di casa non vedendomi s’allarmò e cominciò a domandare a chi passava se avesse visto un bambino così e così. In piazza c’era tanta bolgia che i più non la ascoltavano; presa dal panico stava per risalire le scale per andare in Pretura da mio padre che allora era pretore, quando vide venirle incontro l’avvocato Allegri, il Clark Gable dell’Ordine, per la sua notevole somiglianza, davvero notevole con il famoso attore, che vedendo mia madre preoccupata e piangente, cercò di confortarla e di aiutarla a cercarmi.

Ad un certo punto, quando le cose cominciavano a mettersi male, la Fortuna venne in aiuto sotto forma di una giovane donna che raccontò di avermi visto salire le scale della scuola. Il maestro Incerpi avvisò della mia presenza il Direttore, che stava per telefonare in Pretura, poi però decise che era meglio mandare a casa mia il Ciapi per avvertire.
Intanto io avevo fatto comunella con i compagni e ridevano a crepapelle perché facevo la macchietta di una maestra. Ero diventato il piccolo giullare della IV B, tant’è vero cha anche il maestro Incerpi rideva di gusto. Tutto terminò quando vidi entrare in classe “il Direttorio”, Direttore, mamma ed avvocato.
Mia madre mi prese per un braccio per darmi delle sonore sculacciate, che meritavo, ma il “Clark Gable” la fermò, e fissandomi profondamente mi disse: “ Mamo ma che cosa hai combinato?”
Non ricordo più quello che accadde dopo, ma dicendo il vero non fu né la prima, né l’ultima volta.

Il Dottor Del Pasqua


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  1. Antela

    24 giugno

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    kiss
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