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Un attore e un uomo con tanto di attributi

Un attore e un uomo con tanto di attributi

humprey

Un giorno che ritornavo da Parma, dove studiavo, alla stazione di Arezzo, mio padre vedendomi in un angolino con la valigia, la sigaretta in mano ed indosso un impermeabile chiaro, mi disse di primo acchito: “Mi sembri Humphrey Bogart”.
All’inizio, non so perché, ci rimasi male, ma in fin dei conti per l’aspetto ed altezza sembravo proprio Bogart, anche se mi mancava il cappello floscio a tesa larga. Poi quell’accostamento ovviamente mi fece piacere in quanto H. Bogart era un attore fra i più preferiti dal sottoscritto. Anche se era da qualche anno deceduto per un male incurabile alla gola, rappresentava un talento notevole del cinema americano, tanto è vero l’American Film Institute nel 1999 lo proclamò la più grande stella americana di tutti i tempi. Sì, Bogart ha incarnato per  gli Stati Uniti e per la cinematografia mondiale l’uomo sincero, intollerante di ogni ipocrisia, con le palle di esprimere in pubblico le sue opinioni anche se scomode; con il passare del tempo è diventata chiara l’esistenza d’una precisa corrispondenza tra l’uomo Bogart e i personaggi che interpreta.
Ok, dobbiamo essere sinceri: ha anche avuto la fortuna di lavorare con sceneggiatori e registi eccezionali del calibro di J Houston e Raoul Walsh, regista del film ”Una pallottola per Roy”, con protagonista lo stesso Bogart.
Mi ricorderò sempre quella scena della fuga in macchina a velocità pazzesca fra le montagne dell’Indiana, con i forsennati cambi di velocità, e mi ricorderò sempre di me, appena patentato, emulare la pazzesca fuga con la mia fiammante 500, fra i tornanti della Rassinata (dove per fortuna andò tutto bene).

Bogart non fu solo “le roi” del cinema Noir, espresse il suo talento di attore anche con parti che non sembravano congeniali per lui, come nel nevrotico comandante del Caine, film che gli fece ottenere la terza nomination all’Oscar; la precedente fu quella per il film “Casablanca”, come nell’ironico ed eroe capitano della Regina d’Africa, con il quale ottenne l’agognato Oscar a scapito dell’interprete maschile di “Un tram che si chiama desiderio”.
Fu quando si girava il film “Il colosso di argilla” che Bogart ebbe momenti di disfonia, primi sintomi del carcinoma che lo porterà a morte nel gennaio 1957.

Insomma, fu un attore, che oltre ad avere delle indubbie qualità di recitazione ed una nota serietà professionale, era famoso anche per la sua nobiltà d’animo, sia che interpretasse il ganster, il capitano, la spia romantica. Ci pensate (credo nessuno lo sappia!) che Bogart era un eccellente giocatore di scacchi, e che nei primi anni trenta riusciva a sbarcare il lunario giocando a scacchi per soldi  nei parchi di New York e a Coney Island?!
Davvero un tipo strano…

Il Dottor Del Pasqua


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