READING

Le cose “positive” della fashion week

Le cose “positive” della fashion week

 

Oh via, non sono solo quella malefica, bastarda, cinica, infame, diretta, pronta a cogliere dagli alberelli del Frutteto Moda, fertile piantagione in continua espansione, solo i frutti bacati di rincoglioniti capitati per caso in prima fila (quelli sono a sconto), o quegli altri insipidi che si piantano lì, in bella mostra, a fare nulla, aspettando che qualche buon anima faccia qualcosa (fotografie, nello specifico). Bene, voi, oh frutti insipidi, non siete autorizzati a stare in esposizione sulle vostre cassettine della frutta; e se continuate a starci abusivamente, per di più non servite a nulla, lo dico al fruttivendolo.
Ecco, in realtà io sono anche quella che guarda anche i lati positivi, sul serio. Perché si sa, la moda è divertente, è show, nel bene o nel male, ed è anche gerarchia, e se si è sfigati come me bisogna cercare di cogliere quel che c’è di positivo. E se non ci credete (che possa essere una persona che coglie anche i lati non solo negativi), ecco un elenco di positività che ho (rac)colto durante la fashion week nel frutteto urbano, ricco e infarcito di prim(izie) donne, macedonie di egomaniaci e insalate di finocchi alla maionese impazzita.

Avere lo standing. Evidentemente sono retrocessa in serie T (dalla S), poiché fino all’anno scorso capitava anche che avessi il posto seduto. Niente, a ‘sto giro si vede che la mia popolarità e bravura da sufficiente si sono abbassate al livello scarso, quindi, in qualità di sfigata (è pur sempre una qualità), ho quasi sempre gli standing. I lati positivi degli standing sono che puoi fare meglio le foto (ok, peccato che abbia smesso di farle, intendo alle modelle in passerella), hai una visuale più ampia e chiara (se non sei lo standing dietro lo standing dello standing), e non rischi di non rialzarti dal proprio posto dal mal di piedi (invece se rimani in piedi sei già pronta per scattare alla prossima sfilata). Dicesi SFanding (gli st-anding per gli sf-igati).

Non avere l’autista. Dai che alla fashion week c’è sempre traffico. Di che te ne fai di uno scomodissimo autista con una berlina, magari, che ti scarrozza da una parte all’altra, che può far sì che tu possa portare scomodissimi tacchi, essere nuda sotto la pelliccia, che tanto poi ti infili in macchina. A che ti serve? Vuoi mettere fare tot sfilate e presentazioni al giorno e poi essere riaccompagnata a casa a proprio desiderio? Eh sì, che schifo. No, io mi sento seriamente più fortunata perché quest’anno ho avuto in dotazione una bici che spacca i lati B ai passeri, e sfreccio che è una meraviglia. Sì, me ne vado in giro con la mia Tokyobike a pois, e penso di essermene innamorata, devo solo risolvere dunque il problema di come limonarci (bè, se me ne sono innamorata, dovrò pure pretendere un limone ogni tanto).

Non avere tremila inviti. Parecchi brand non mi cagano di pezza, ma c’hanno ragione, perché 1) Non sono nessuno 2) Non faccio sviolinate 3) Non mi concio secondo i desideri commerciali dei brand e “visivi” dei fotografi. Quindi gli inviti non sono un’infinità, il che significa che “se magna”, ovvero che ho il lusso d’un pranzo seduto possibilmente con amaro alla fine, che faccio le cose con calma, che ci scappa un giro in centro a prendere le capsule della Nespresso, e che ci sta pure di passare dalla lavanderia, dove ho sempre giacche da circa mezzo secolo. Per scrivere c’è tutta la notte.

Avere un posto di merda. Significa che non puoi svolgere il tuo lavoro, ovvero fare foto, indi per cui, per cause di forza maggiore lo sbattimento è pari a zero (che bellezza). Significa inoltre godere sfottendo quelli che stanno in un posto più di cacca di te e che, non paghi, fanno le foto agli inviti cartacei (omettendo la “ST” di standing, che in realtà sta sempre per “SF”, sfigato).

Avere una panoramica a 360° di un’umanità disumanamente inumana. Durante la fashion week hai la fantastica opportunità di capire come non debbano crescere i tuoi figli, come non vuoi diventare tu stessa e dove possano arrivare la cretinaggine e la faccia a culo (lontano, ma di molto).

Osservare gli sfigati non invitati che non entrano (perché non sono abbastanza furbi da inventarsi una palla credibile). Vedi sopra.

Essere “indipendente”, autonoma. Ovvero non essere abbastanza figa da avere qualcuno che dopo la settimana della moda possa consegnare tutti gli abiti che ti hanno dato in prestito (io adoro indossare abiti meravigliosi). Poco male, i vestiti te li tieni per più tempo (non ho tempo, se proprio li rivolete indietro mandare un pony voi sapete dove, io non ho stagisti).

Ascoltare gente che si lamenta sempre delle sfilate. Lo facevo anche io, poi ho capito una grande verità: non gne ne frega un cazzo a nessuno se tu, X, vai o non vai alle sfilate, l’importante è che poi tu scriva, twitti, faccia qualcosa, ma anche no. Cominciate a: 1) usare lo streaming 2) Non rompere le palle 3) soprattutto a me.

Operazione “fantasmino formaggino”. Sparire dalla vista di certi PR che ti “accusano” falsamente di aver fatto pochi post, poche robe social (non mi risultano bonifici), da altri che ti leccano il culo via mail e poi dal vivo non ti cagano di pezza, e da altri ancora che se la tirano talmente tanto che non ti considerano manco a morire (vi aspetto al varco, il giorno arriverà presto). La traduzione unica e univoca di tutto ciò: meno rotture di palle.

Non avere progetti: sarebbe importante per una blogger avere progetti durante la fashion week, perché significherebbe lavorare. Poco male: meno soldi ma più pace, anche se per giugno gradirei averne progetti.

Non andare a feste. Evitare di vedere sempre le stesse persone e concedersi il lusso di avere una parte di vita “normale”, con gente “normale”, non affetta da particolari esaltazioni da super-uomo, è soltanto una cosa bella. Io poi non sono una party girl pettinata, sono una party girl zarra. 

Fare incontri surreali. Vedere davanti a Cavalli persone spiattellate per terra che fingono di essere morte per protestare contro le pellicce: che bello, posso evitare il fango e andare sul morbido, passarci sopra (intendo fisicamente). Le mie scarpe non si sciupano.

Vedere cose che voi umani… Assistere a scene esilaranti di blogger/obese/esaltate/starlette in prima fila che vogliono posti anche per le loro governanti/amiche/cugine, ovviamente vicine, perché alla fashion week sì, evidentemente “c’è gente che lavora”, non ha prezzo. Prima m’arrabbiavo per cotanta arroganza, poi ho cominciato a benedire il cielo per non essere così. Dalle deficienti si impara, ma tanto.

Non essere in lista nonostante tu sia stata invitata con tanto di sitting. Vedi da Trussardi. Vieni guardata come se fossi la merda più sciolta del creato e, impietosite da non so cosa, le impanicate tipe all’ingresso ti dicono: “Bè, sì, se vuoi puoi metterti lì ed aspettare…”. (E sperare che tu imploda). Il bello di essere trattata a pesci in faccia, di non essere messa in una lista dove avresti dovuto esserci perché invitata è che ti eviti l’ennesimo sbattimento. Di scrivere sulla sfilata, fare alzare qualcuno che non vedendoti arrivare si sarebbe seduto al tuo posto e discutere con l’ennesimo esaltato. Invece così si fa sport, poiché rifiuto-sceneggiata-da-Diavolo-veste-Prada (che vi devo comunicare che quell’era è passata di moda) implica una pedalata andata-ritorno a vuoto, ma pur sempre una pedalata. Tutta salute. Da Marni invece m’hanno fatta entrare subito (liste digitali, non cartacee, 2014).

Assentarsi anche se invitata. Certo, perché sai che alle sfilate X, Y, Z invitano anche la figliola di Lina mai avuta (tra l’altro, anche perché è sterilizzata), e quindi non hai spazio materiale per respirare, e perché sono particolarmente “sensibili” a scene che la gente normale non vorrebbe vedere manco in televisione. Non voglio fare massa, voglio fare la differenza, se non la faccio sto a casa a giocare col gatto.

Non essere una tutta immagine. Per questo non avrò le prime file, ma una coscienza apposto che mi dice sempre che se un giorno sarò in prima fila sarà perché avrò fatto qualcosa di qualitativamente buono, anzi ottimo. Un po’ come funzionava una volta, prima dell’avvento dei fashion blogger (e lo dico io che lo sono). Quel giorno arriverà, e se non sarò in prima fila, è come se ci fossi.

Concludo con una comunicazione altrettanto positiva: voi, oh miei grandissimi loser che nella vita fate tutt’altro, e che vi presentate davanti alle sfilate, entrate anche (non so come), andate nei backstage e riuscite pure a fregare il posto a qualche buyer/giornalista, dovreste starvene positivamente a casa a sfornare positivi biscotti e tortini alle pere; fareste una cosa utile a voi e alla vostra famiglia. Invece che venire a fare massa, infastidire, annoiare, con quell’aria da “lei non sa chi sono io” (sì, io lo so: nessuno), addetti, gente del mestiere, gente che ci campa di moda, ci lavora. Perché davvero ve lo dico: non servite positivamente a nulla. Sprigionate solo energie negative. E non vorrete certo rovinarmi il suddetto post con il “+” davanti eh…
Ma sono positiva: arriverà il giorno del ridimensionamento, dei licenziamenti, dei riconoscimenti. Oh sì se arriverà.

Foto scattate con Samsung Galaxy NX
Bici Tokyobike
Pelliccia e guanti P.A.R.O.S.H.
Scarpe Stella McCartney

SAMSUNG CSCSAMSUNG CSCSAMSUNG CSCSAMSUNG CSC

SAMSUNG CSCSAMSUNG CSC SAMSUNG CSC SAMSUNG CSC SAMSUNG CSC SAMSUNG CSC


RELATED POST

  1. Dario Bentivegna

    24 febbraio

    Grandissima!!! ottime considerazioni ed il bello di vedere i lati positivi, come fai tu e’che alla fine della giornata si campa meglio!!

  2. Ida G.

    24 febbraio

    Anche io sono contentissima di non avere tanti inviti ai party più fighi… perché io non so chi lavora davvero e ha solo la sera/notte per scrivere dove trova il tempo e la forza di andarci. Beati loro che sono dei super eroi… 😉
    Grande come sempre Lucia!

  3. Alice Colombo

    24 febbraio

    Ti adoro!!! e pensa un po’! Sono personal stylist, andare a sfilate e/o eventi mi servirebbe per ampliare il mio giro di conoscenze/clienti, quindi per lavoro e nonostante richiesti svariati inviti… manco uno. Poi arriva la tizia X 18enne che studia non so quale cosa ma che non centra un cazzo con la moda dicendomi: heyyyy!!!! lo sai che sono stata invitata a 3 sfilate e a 4 eventi cocktail???? ma vaffanculo! streaming, pizza, divano e via! shit.

  4. Giulia B

    25 febbraio

    Non c’è niente di più bello, edificante e gratificante che questo: affrontare le situazioni, non come la prassi vorrebbe (prassi=mondo “figo”), ma come noi stessi decidiamo di farlo, rispettando la nostra natura. Non è facile e richiede un certo grado di allenamento zen, ma appena ci si prende gusto… .
    🙂 Stop. Non ho altro da dire su questa faccenda.
    Very grazie per i tuoi post. Sono benefici.
    Giù

  5. Eleonora

    25 febbraio

    Ho adorato questo blog, giuro! Condivido assolutamente tutto, in pieno.

    Se ti interessa essere fashion senza spendere troppo, visita il mio blog
    http://desperatefashionistas.blogspot.it/

  6. Sara

    25 febbraio

    è sempre bello leggerti. In alcuni post poi mi risulti particolarmente ispirata, tipo questo. Il tuo stile, modo di fare, scrivere, porti mi piace un casino. Baci!

INSTAGRAM
@FASHIONPOLITAN