La casistica umana del Pitti

“Lucia, quando?”, “Lucia lo fai vero?”, Lucy, perché non l’hai ancora fatto?”. C’ho pensato tanto, mi sono detta: “Lucy no: non fare la parte della solita cinica, bastarda, quella che lavora nella moda, ma che vuole fare per forza l’outsider (anche se tanto io so’ già di fuori di mio)”. Mi sono detta di no perché non volevo risultare monotona e pressante, mi sono detta di no per tante cose. E forse, sarà per la somma dei “no” che ho detto sì e l’ho fatto: un discorsetto sul Pitti, su chi ci va intendo. Me la sono sentita.

In genere nei miei post c’è sempre una premessa, qui non ce la faccio proprio a farne una, è come se avessi il bisogno di andare al sodo.

Il “sodo” è arrivato già alle ore 8,30 del giorno 7 gennaio quando mi sono seduta sul seggiolino del Frecciarossa. Quello non era un treno, era una carovana del circo Medrano, non dico Orfei perché ho rispetto per la signora Moira. Porca miseria, davanti a me avevo un tizio con una felpa Kenzo (tra poco ce l’avrà anche Napolitano), dei pantaloni a metà polpaccio che quando si sedeva arrivavano alle ginocchia, e dei calzini Gallo. Perché tutti quelli che vanno al Pitti hanno i calzini Gallo: un po’ come quando vai al cinema e devi avere il biglietto per entrare; ecco i calzini Gallo sono i veri pass del Pitti, compratene un paio ed entri sicuro. Non è finita: il tizio pareva un clone di Clark Kent: con riga in parte e due cascate delle Marmore a scendere su entrambe i lati della testa, la cascata destra più violenta e in piena di quella sinistra, e occhiali da loser che dovrebbero fare winner. Lui si che ha un’aria da intellettuale; confesso che avrei avuto voglia di chiedergli i nomi delle caravelle di Cristoforo Colombo.
Davanti al tizio con i capelli cascati, i pantaloni sfuggiti e la felpa super-top-cool-trendy c’era un suo clone, solo che aveva camicia, cardigan e orologio a cipolla. Che dandy, lui. Per il resto uguale al dirimpettaio. Alla sua sinistra il figo (secondo lui): barba, jeans neri, camicia tutta abbottonata nera, anfibi neri, maxi cappotto a “Il Corvo” nero, total look menefrego-colcazzo-mainrealtàcicredopiudituttivoimessiinsieme (che shabby, lui). Ecco questo è “l’uomo di concetto”, che va in giro solo di nero vestito e che tende a googolare con troppa frequenza “Diesel models”.
Se il sodo era già arrivato alle 8,30, alle 16,00, ovvero a pomeriggio inoltrato, avrei già avuto bisogno di una vodka: no, perché non è cosa facile subire shock già al mattino che inconsciamente sai dureranno tutto il giorno.

Arrivo e già una rivolta popolare in fieri: i barbari hanno conquistato Firenze, il popolo fiorentino risponde con la stessa carta, ovvero in maniera altrettanto barbara. Sciabolate di profumo, sferzate di pochette di baco da seta col culo d’oro, pregiato cuoio spazzolato da schiavi maremmani in trasferta nel capoluogo toscano e la lotta intestina era già nel suo massimo splendore. Ore 10,00, giorno primo.
I barbari, il popolo esterofilo con la barba, attaccava con pochette perfettamente appese sotto l’ascella profumata a dovere di colonia, tre gocce, né una più, né una meno, quello autoctono si difendeva con scudi d’occhiali a specchio, un esercito illimitato (c’ero anche io in quello schieramento).
Che fatica.

Entro: ma un uomo che ha una taglia M perché deve indossare una taglia XXS? Perché uno deve indossare dei mocassini, in generale, nella sua vita? Perché telefonano tutti nella piazzola davanti al padiglione centrale? Perché continuo a pensare che quei telefoni fossero stati di plastica, con i tasti che suonano le note musicali? Perché fumare dei sigari finti? No, perché non lo vedo emanare fumo. Perché fotografare i soliti dieci? Il Nino, il Pinto e il Santo Mario. Perché quel muretto pieno di culo secchi ricoperto di stoffe a quadri sento di odiarlo sempre più, anno dopo anno? Perché non può esistere un Pitti senza gente, o per lo meno con gente che non pare il Dorian Grey wannabe della situazione? Un maglione bucato no? Un’ascella che puzza no? Vabè.

Che poi quegli uomini lì chi diavolo li vuole? Chi? Già non ci sto io due ore allo specchio, figuriamoci lui.
E fu sera e fu mattina. No, perché ho lavorato fino alle 4 del sì precedente.
8 gennaio, ore 11. Ma al Pitti lavoro solo io? O forse il Pitti è diventato una discoteca open air con immagine e animazione. Gli animatori sono i fotografi e l’animazione consiste nel coinvolgere il pubblico, il vecchio e affezionato da anni a farsi fotografare. Che divertimento, sto sballando.
In sala stampa vedo gente normale. Certo, perché quella è gente che lavora.
Ore 17: dopo la vista di Gionni Dep, Bradipo Pitto e Giorgio Clone decido di andare in cerca di vino nello stand sbagliato, dove vedo scarpe allacciate a punta e camicie bianche più rigide del palo della luce ufficiale dei trans di Piazzale Lagosta.
Per fortuna la sera vado ad una cena normale.
E fu sera e fu mattina per gli stessi motivi citati sopra.

9 gennaio. Scopro che accanto alla tipologia doppiopetto-palettoinculo-pantalone stretch c’è quella montanaro chic: scarpe da montagna, camicia a quadri e coda da Roberto Baggio. Io amo il Pitti.
Scopro che esistono donne con tacchi a spillo in fiera, che esiste un uomo che potrebbe piacermi, e che è al mio tavolo, infatti lui è normale, da solo e che non parla con nessuno. Vuoi sposarmi?

In treno faccio un’altra scoperta: non sono l’unica a pensarla così sulle frequentazioni del Pitti, che tra l’altro rimane il mio evento fashion preferito (sul serio, è il migliore): una persona su tre alla richiesta dell’omino “Snack dolce o salato? Vino o Acqua?” ha risposto “vino”, ed io non mi sono sentita esclusa. Non ero l’unica donna distrutta da visioni pseudo perfette di uomini che nella realtà manco esistono, ma che non fanno altro che conciarsi. Ho un dannato bisogno di canottiere, camionisti e scarpe bucate, già conciate di per sé.
Pitti ti amo.

Qui un mio report su Vanityfair.it e qui su Pitti Immagine.


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  1. Fantastica!
    Condivido alla grande, hai saputo esprimere benissimo quello che ho pensato anche io ogni secondo passato in fiera!

    Scene indimenticabili( a rallentatore ovvio se no come li fotografano) di uomini più pettinati di me che fingono di vedere cose nel cielo, davanti al Centrale,con lo sguardo nel nulla anzi verso l’obbiettivo.
    Che paura!
    W PITTI

    • Lucia

      10 gennaio

      grazie!

  2. Guy Overboard

    10 gennaio

    Mi è piaciuto molto il tuo post su Pitti Immagine, ma ti prego metti da parte questo ruolo da outsider che ti sei ritagliata in cui deve obbligatoriamente criticare tutto e tutti perchè è davvero di cattivo gusto. Questo post può anche sembrare divertente, ma in realtà è pieno di inesattezze che purtroppo sviliscono la figura degli uomini all’interno del sistema moda, a prescindere che facciano ciò che facciano in modo forzato o meno.

    Ad esempio, generalizzare così tanto da arrivare a criticare tutti quegli uomini che si curano è un luogo comune Medioevale di cui fanno a meno anche i più biechi comici. Molte delle cose scritte in questo post puzzano davvero di misandria ed è un peccato, perchè l’unica cosa che si può comprendere in questo post è che l’unico modo che una donna ha di avere una rivalsa su un uomo è umiliarlo offendendolo e deridendolo.

    • Lucia

      10 gennaio

      Il mio rapporto con gli uomini è fantastico, in generale. Se dovessi fare un post su ciascun caso umano del Pitti dovrei scrivere un libro, quindi sì: io nei post generalizzo. Vado nel particolare solo quando mi va. E ciò che ho scritto non è riferito a chi si cura (si può curare più qualcuno che ha un look hip hop), ma ad un atteggiamento, anzi a degli atteggiamenti.
      Detto questo, non posso certo piacere tutti, però posso certamente scrivere ciò che voglio sul mio blog e accettare e leggere con interesse critiche come le tue.
      Saluti.

      • Guy Overboard

        10 gennaio

        Il problema non è il generalizzare, ma generalizzare nel modo in cui lo fai tu. Ossia facendo il bastian contrario basandosi su luoghi comuni ed elargendo battute davvero di cattivo gusto.

        E’ impossibile riuscire a parlare di ogni singola persona (anche l’uso della parola “caso umano” – è un modo furbo di attirare l’attenzione di chi legge, ma ci sono sinonimi meno offensivi che possono essere tranquillamente utilizzati e che possono esprimere il medesimo concetto), ma esiste un modo (nel caso in cui si abbia davvero una critica da fare) grazie al quale si riesce ad esprimere il proprio disappunto senza dover scadere in derisioni e in pensieri arcaici che offendono la dignità di tutti coloro che vivono, amano e sentono la moda in un modo DIVERSO dal modo in cui la vivi, la ami e la senti tu.

        Rispetto al fatto che hai criticato degli atteggiamenti, cos’è il curarsi se non un atteggiamento? Altrimenti come si spiegherebbero tue frasi come “Che poi quegli uomini lì chi diavolo li vuole? Chi? Già non ci sto io due ore allo specchio, figuriamoci lui.”, che esprimono proprio una critica ad un atteggiamento? Il problema è che una critica fine a se stessa, uno sfogo dai toni davvero misandrici e non un appunto divertente o ironico.

        Infine, nessuno ti invita a farti piacere da tutti nè nessuno può vietarti di scrivere ciò che vuoi sul tuo blog, ma è anche vero che essere liberi non significa calpestare gli altri. Non si è liberi di scrivere ciò che si vuole spalando merda: questa non è libertà, è una forma ancora più sadica di cattiveria verso gli altri. Hai in mano comunque uno strumento che potenzialmente possono leggere tutti: non è un diario segreto, non è un blog con una password. E’ un blog aperto, e in quanto tale ciò che scrivi ha una risonanza.

        A me che accetti o leggi le mie critiche non interessa, mi interessa che tu riesca a trovare il modo più giusto per condividere la diversità che ti circonda riuscendo a puntualizzare ciò che non ti piace in modo pulito.

        Saluti.

        • Wolock

          13 gennaio

          ma questa vena subliminale di censore? questo totalitarismo velato mi sembra proprio il motivo per cui l’omologazione criticata nell’articolo è un problema in tutti i sensi, schizofrenia collettiva rimane schizofrenia e il fatto che il narcisismo non sia più tra le patolologie psichiatriche solo da quest’anno(perchè troppo diffuso) non vuol dire che non sia un problema, anzi. Attenzione ad evolversi a censura per un narcisismo collettivo… purtroppo sembra assurdo ma quando la moda non è creativa diventa l’arma preferita del totalitarismo di massa. Attenzione, spalare merda è proprio la libertà che garantisce democrazia. Finchè appunto non si ha un ruolo come quello del presidente della repubblica, perchè in quel caso spalare merda diventa che l’esercito spala merda sul Pitti. Ma non mi sembra che l’autore del blog sia un presidente della repubblica o un generale dell’esercito… Non mi sembra che questo fosse quello si augurasse l’articolo, forse semplicemente ci si aspetta un po’ più di creatività (che non vuol dire bizzarria) da un ipotetico “popolo della moda”. E infatti i personaggi anche solo un minimo più autentici e creativi risalatano come stelle nella notte… sveglia. Poi certo nemmeno per me l’articolo è perfetto, ma proprio per l’eccessiva retorica a la bukowski… ci sarebbe voluto un po’ più di porno, merda cazzo schifo morte che si masturba secondo me. Poi due trascendentali antinomie, un’infinito sincategorematico, fai due spread, un po di valore del denaro distaccato dall’oro, evitando complotti massonici alieni internauti, ma con un po di matemagica in più. Pace

          • Guy Overboard

            16 gennaio

            L’essere censore è un’altra cosa: qui si parla di leggere un argomento che non sia sviscerato in modo denigratorio. E in questo non c’è nessuna forma di totalitarismo, anzi credo che sia un desiderio di chiunque voglia leggere ponendosi qualche domanda e non dovendosi sorbire degli sfoghi. Tant’è che non c’è nessuna critica all’omologazione in questo articolo, ma solo un prendere in giro il narcisismo. Ma questo non è obbligatoriamente sintomatico di cattivo gusto sia nel modo di vestirsi che nel modo proprio di essere in quanto “uomo”. E questo, per essere corretti, sarebbe stato giusto evidenziarlo, soprattutto in un blog che parla di moda e che evidenzia più volte il proprio narcisismo.

            Pace.

  3. Veronica

    10 gennaio

    E non hai parlato dell’uomo in tabarro…
    Sei una grande!!!
    Moh vediamo a Milano che succede!
    Buon lavoro!!!

    • Lucia

      10 gennaio

      L’uomo in tabarro me lo sono persa 😉

  4. Alberto D'Ottavi

    10 gennaio

    Siete pazze.

  5. emanuele

    10 gennaio

    un’unica parola: m e r a v i g l i o s o ! Non ti preoccupare dei commenti, chi non accetta fa parte del circo. ciao

    • Lucia

      10 gennaio

      Grazie Emanuele 🙂

  6. Giorgio

    11 gennaio

    Sarà, il trionfo dell’ego esasperato c’è, ma c’è anche altro.
    Oltre ad esserci quei tizi che stanno a chiacchierare con la segreteria telefonica c’è anche gente che lavora nel vero senso della parola, che non frequenta Pitti per farsi immortalare ne tantomeno per trascorrere le giornate sulla piazzuola.
    Le critiche sono ok, il post è ironico (me lo auguro) , ma sarebbe carino (parere personale) se ogni tanto evidenziassi anche gli aspetti positivi e non solo quelli ridicoli delle situazioni.

    • Lucia

      11 gennaio

      L’ho fatto, non scrivo solo ciò che non condivido, credimi.
      Il post è ovviamente ironico.
      Buona serata e grazie del commento.
      Lucia

  7. Samina

    11 gennaio

    Ciao Lucia!
    Grandeeeee…che ridere…I love your post!
    Qua vedi tanta barba! :-)))) http://www.saminablog.net
    See you next season Pitti 86 🙂
    Sami

  8. Martina Corradetti

    11 gennaio

    Sei fantastica come sempre!
    penso che mi sarei sentita un po’ come te!
    Vino o acqua? Vino! che domande!
    a Roma si dice che l’ acqua sciacqui i ponti, quindi vino è sempre la scelta migliore!
    Per quanto riguarda il sigaro finto, credo che sia un po’ come i gangster anni 30 a carnevale no?
    Le ragazze anche se non fumano si ritrovano sempre il bocchino in bocca 😉
    Un abbraccio cara!
    continua con la tua ironia!
    Martina

    http://www.TheFashionCoffee.com

  9. GARBOhm

    11 gennaio

    Mi piace quando scrivi la parola “normale” infondo le cose di gusto non hanno bisogno di essere esaltate, perché lo esprimono naturalmente!

    La tua ironia mi sembra un pó una critica ad un modo di porsi per sorprendere….indice di mancanza di idee forse!

    Buon lavoro
    Anto

  10. roberta

    11 gennaio

    Le chiacchiere stanno a zero.
    Brava Lucy.

  11. Marco Rossi

    11 gennaio

    Genio!!

  12. antonio catalani

    11 gennaio

    Brava! bello e ben scritto il tuo post sul Pitti: condivido a pieno. orami siamo, un po’ in tutte le professioni allo stereotipo: quelli della finanza hanno i gemelli, i designer si vestono di nero, ma il circo della moda è il più divertente e tu lo hai davvero raccontato bene.

  13. divadellecurve

    11 gennaio

    c’è una differenza tra l’uomo travestito da dandy e l’uomo naturalmente originale e curato allo stesso tempo, la differenza è la naturalezza. Non sono mai stata al pitti, ma ho visto molto streetstyle e capisco sia facile generalizzare. Tuttavia, può essere un’arma a doppio taglio.

  14. Vanessa

    11 gennaio

    Comicissima… Ti adoro.
    In più mi chiedo, ma tutti questi uomini strafighissimi vestiti in maniera super fashionissima, ma dove si nascondono tra un Pitti e l’altro?

  15. Emanuele A.

    12 gennaio

    Lucia sei stata anche troppo brava!! Qui si esalta non il ridicolo ma il ridicolissimo!!! Non sono uomini curati.. Sono degli esaltati montati tutti uguali.. E fanno a gara chi è piu ridicolo!! Essere curati non significa vestirsi da pagliaccio e non far neanche ridere!
    Detto ció l unico pensiero che mi rimane è la traiatezza dell essere umano che deve ridicolizzarsi per distinguersi..
    Sen del gatto!!

  16. sara

    12 gennaio

    Lucia, sei un genio. E’ l’articolo più brillante più sbellicante e più drammaticamente vero che io abbia mai letto sul Pitti. Vuoi venire a cena se passi per Firenze? Davvero, grazie. Brillante. Tutte cose vissute in pieno sulla mia esperienza.

    • Lucia

      12 gennaio

      Sara grazie di cuore. Certo volentieri! Non sono lì spesso, ma più o meno quando c’è Pitti sì 🙂
      Baci!

  17. Ida Galati

    12 gennaio

    A me piaci, sempre e ti leggo con un piacere smanioso. Grande Lucy!

  18. Valeria

    12 gennaio

    Appena ho letto il post ho avuto un personale momento anni ’80 al ritmo di “Where have all the good man go…” 🙂
    Detto questo.. al Pitti non ci sono mai stata, ma vedo ogni anno le foto pubblicate in rete e nei giornali..Personalmente avrei fatica ad uscire con un uomo così, anche perchè mi sentirei sempre meno curata di lui (o in alcuni casi lo troverei troppo ridicolo e passerei il tempo a ridergli in faccia.

    Baci

  19. yo

    12 gennaio

    ti consiglio di venire a fare un giro a white a vedere i clown con cappello da prete, pantalone al polpaccio e nike tamarro

  20. LUCA

    13 gennaio

    grazie di esistere!!!
    io ero li con un giubbotto normale , dei pantaloni normalmente crociati , le calze non gallo , un cuffia normale , in mezzo a un branco di pupazzi!!!
    pupazzi sorridenti ma che appena ritornano nei loro habitat (negozi/aziende) si deprimono perché non vendono un fico secco.
    W i sorrisi del pitti!!!!

  21. NoVabbè

    13 gennaio

    La prossima volta sta a casa no?
    Se lo odi cosi tanto perchè perdere 10 minuti della tua vita per scrivere tutte ste minchiate e dare solo importanza a quella gente?
    Il detto “l’indifferenza uccide anche il più forte” non l’hai mai sentito?!

    E poi cara mia hai preso una foto dove ci sono Lino Ieluzzi (che nemmeno perdo tempo a dirti chi è, quindi se non lo sai dacci un occhiata) Mr.Mararo che ha uno degli showroom più forti di Dubhai, Mariano Di Vaio top Blogger mondiale e gli alti non so chi sono.. Ma fidati, si possono ben permettere di stare li 4 giorni a “cazzeggiare” !!
    Tu piuttosto faresti bene a lavorare fino alle 4 di mattina come hai detto, piuttosto che perdere tempo a scrivere ste cavolate da bimba minchia tanto per fare l’anticonformista !!
    Chi campa di Invidia muore inc*ualto se dice qui a Roma! 😉

    Auguri

    • Marco

      16 gennaio

      “… che ha uno degli showroom più forti di Dubhai”. Tu piuttosto faresti bene ad aprire un libro d’italiano delle medie. E magari anche quello di geografia, và. E di quello che si dice “lì a Roma” a livello globale – poniamo – la gente se ne fotte alla grande. Diciamo che interessa solo lì a Roma.

  22. Wolock

    13 gennaio

    Ormai sono 5 anni che stagnano in questa ripetizione moribonda di stile… due colori su… fatevi raccontare due vestizioni estemporanee di grandi stilisti e poi dimenticatele, Lazzari, alzatevi e camminate… peace n love

  23. Maicol

    13 gennaio

    JADORE*

  24. danilo

    14 gennaio

    Ma quanto sei anticaaaa…La VERA moda è già piena di ascelle puzzolenti, t-shirt strappate, e look da uomo, quello NORMALE. Chi sta avanti lo sa e lo FA.

    Vedrai che tra un paio d’anni la minoranza d’avanguardia che governa silenziosamente il gusto e lo stile diffonderà il proprio verbo alle pecorelle smarrite della moda e il PITTI sarà pieno di camionisti mancati.

    E te ti troverai lì, sempre la stessa, a disprezzare uomini troppo perfetti, per essere tuoi. ;D

    D.adandu

  25. rosa

    16 gennaio

    F.A.N.T.A.S.T.I.C.A.
    spassosi pure i gne gne gne degli omuncoli che hanno replicato…

  26. Marta

    16 gennaio

    io farei una distinzione tra persone addette ai lavori come si dice e persone wannabe che si conciano male per farsi notare, cosa che vediamo sempre alle settimane della moda femminili nel caso delle fashion blogger

    se lavori nella moda secondo me ti viene spontaneo sperimentare cose inusuali, perchè sei costantemente immerso in un ambiente creativo e tu stessi fai ricerca su tante cose, hai molti stimoli e quindi ti viene naturale non vestirti banale, il che non vuol dire solo calzini gialli ma anche vestirsi con una ricercatezza più sottile e un’originalità raffinata

    se invece non lavori nella moda ma sei a caccia di flash, sei solo ridicolo, perchè ne 99% dei casi il tuo stile non si basa su niente ma solo su accostamenti già visti e reinterpretati malamente con la presunzione di avere un grande stile

    questo è quello che penso

  27. Marta

    16 gennaio

    p.s. Lucia guarda che un buon 80% di chi lavora nell’ambito moda non è etero

  28. Marta

    16 gennaio

    Vorrei aggiungere in ultimo che trovo ormai sterili e scontate queste critiche a “come si veste la gente alle sfilate”, perchè riducono tutto ad una questione di apparenza, svilendo tutto il lavoro che c’è dietro all’industria della moda e che la maggior parte dei blogger (per i quali la moda è un paese dei balocchi dove può entrare chiunque, dove si gioca e basta) e il senso stesso delle sfilate, che non è criticare pedissequamente l’abbigliamento delle persone che ci vanno, ma dare uno sguardo critico alle collezioni
    se i blogger ormai sanno solo riportare noiose foto di streetstyle, magari di altri blogger che a loro volta vanno alle sfilate solo per mettersi in mostra, oppure criticare come era vestita la gente, non vedo davvero dove stia la loro utilità, tanto più che le recensioni delle sfilate sono quasi sempre imbarazzanti, forse perchè la moda non è quel bel gioco da gira la moda che tutti pensate sia?
    lo dico davvero senza intenti cattivi, ma perché lavorando nella moda capisco quanto questo mondo sia continuamente frainteso e sminuito da quando c’è tutta questa informazione fatta a caso

    saluti

  29. arcangelo alori

    18 gennaio

    semplicemente tutto vero!!!per non parlare della scarsa professionalita’ brava!!in tre decadi il piu’ brutto che abbia mai visto………pero’ resta sempre il piu’ interessante

  30. Curls & Carrots

    18 gennaio

    Fantastica Lucia!
    http://www.curlsandcarrots.com

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