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Come non approcciare con le donne (le 8 mosse da e...

Come non approcciare con le donne (le 8 mosse da evitare)

 

Ma io domando e dico: “Oh sarà così tanto difficile? Alò.” A quanto pare sì, quando invece sarebbe la cosa più facile del mondo. Io ve lo dico, una volta per tutte, poi sono sicura, cari òmini, che mi direte grazie un giorno (così parlo nonna Lucy, parte seconda). E per cosa? Per avervi svelato delle cosucce che sono le più banali del mondo.
Veniamo al dunque, l’argomento da affrontare è: gli uomini non sanno approcciare, o per lo meno la maggior parte di essi. Cioè, non solo sbagliano, ma fanno pure venire il nervoso.

Nella mia “carriera” di donna che al minimo verso sbagliato diventa una stronza rara (non posso farci nulla, sono fatta così, sono l’incubo dei maschi in vacanza), ne ho viste di tutti i colori, quindi ho deciso di raggruppare un po’ di “non-approcci” in un post. Per i più rincoglioniti potrebbe essere utile, quelli “normali” alla fine diranno “ma ovvio”.

Ecco alcune delle cose da non fare (per favore non fatele, o se le avete fatte seguite le istruzioni: in questo momento genuflettetevi, sparpagliate un po’ di ceci che avete in casa e camminateci sopra):

Proprio ieri mentre andavo in piscina (premessa, la mia mise era: la stessa T-shirt sudicia di 4 giorni, io in palestra ci vado meno chiavabile che mai, sneakers, jeans ed espadrillas), passa uno col marsupio in parte (non commentate, vi prego, ho sfagiolato abbastanza lamenti io), i pantaloni a scacchi penso di un costume del mercato del pesce, e pensa bene di agire facendomi quel verso. Il verso del gatto.
Ma boia, ti pare io sia pelosa, abbia i baffi e mi lecchi in continuazione la mano per poi passarmela sul muso/viso? No, quindi, tu adesso, omuncolo col marsupio che mi riproduci (male) codesta onomatopea felina sperando che io mi giri, devi sapere che Francesco Rossi su M20 era molto più interessante. Te lo devo dire, te l’ho detto: Francesco Rossi su M20 è più figo di te, perché lui canta, non fa il verso del gatto castrato. E piuttosto che girarmi mi faccio sbudellare da Capitano Uncino.
E poi domanda: una volta che ti guardo cosa fai? Che ti pisci sotto a sentirmi parlare. Ma per favore.

Io personalmente in discoteca (a parte ci vado una volta ogni morte di papa) amo ballare, e non ammetto che nessuno interrompa il mio ballo. Vale lo stesso quando mi riposo e vado a sedermi.
Lui: “Posso sedermi qui?”
Io “No”
E ci si siede lo stesso. Nervi. In quel momento il divano su cui ho poggiato il culo è mio, indi per cui non hai il minimo diritto di invadere il mio spazio perché me ne fotto di come ti chiami, cosa fai e di dove sei. Che tanto dite tutti le stesse cose. Punto a capo, senza discorsi diretti, e tanto meno indiretti.

Poi ci sono quelli che mi fanno venire istinti omicidi, ovvero quelli che ballano, più vicino, più vicino, e tac, t’appoggiano il pacco, e pure te lo strusciano. Non è fantascienza, ci sono quelli che lo fanno davvero. La loro sfiga è farlo a me che non sono così socievole (anche se non c’arrivano al contatto, sennò sono legnate), ma la sfiga più concreta è che sono loro stessi degli sfigati rari. Solo i gatti o l’uomo che frequento ha il diritto di strusciarsi a me. E anche qui, punto a capo.

Sempre in discoteca, luogo re dell’approccio, una menzione va a chi ha il tavolo (non lo piglierei manco se fossi la figliola di Moratti, anche perché quei cazzo di stecchi che fanno le scintille tipo fuochi d’artifiZio mi fanno paura). Quelli lì t’offrono vodka a fiumi parlandoti talmente tanto vicino tanto da sentire il fetore dell’ascella e a spingerti a prendere un ombrellino di carta della granita alla menta in dotazione per ripararti dagli sputi di colui che biascica parole sulla sua barca. Sono tutti Gianluca Vacchi in discoteca.

Sappiate anche questa: la frase “Sei un bel bocconcino” non esiste solo nei film di Gerry Calà, ma anche nei peggior bar di Milano. La scena è: t’arriva quello con la camicia con le iniziali P.D. G. (no perché se non ne hai tre non sei un nobile – imbecille-), mocassino e pantalone con risvolto color azzurrino che ti dice quella frase. MA-COME-CAZZO-STAI? Sono pappa per cani? No. Sono una zoccola? No. Quindi smamma. E te lo dico alla maniera vintage, come lo sono i film di Umberto Smaila.

Quelli che approcciano su Facebook, insistentemente, ti stalkerano, facendoti sempre arrossire la casella blu di posta, e sbiancare le palle, creandoti contenuti ridicoli. “Sei bellissima”. Lo so, grazie. “Ci vediamo?” No, grazie. Silenzio, silenzio, silenzio. E più stai zitta e più lo stalkeraggio continua. Un po’ di dignità, via. O se vuoi dirmi che sono bellissima mandami un mazzo di fiori a casa. Grazie.
L’insistenza va bene se chi insiste ti piace, sennò molla il colpo zio.

Poi ci sono quelli che ti puntano da lontano (non si fissa insistentemente, cristo!) e si credono George Clooney, ti mitragliano sguardi che credono siano sensuali muovendo il collo che manco c’avessero il Parkinson, forse pensano che facendo ballettare il capo acquisiscano più charme. Teste d’uomo come fossero maracas.

Ma i capi sono loro: quelli che ti vedono, ti fissano, magari  le tette, a te che sei seduta da sola al bancone o in un tavolino, ti riempiono il cervello di puttanate e non ti pagano manco da bere. A voi ci penso io.

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  1. Alessandro

    4 settembre

    Questi sono dei bellissimi luoghi comuni, peraltro mutuati da cinepanettoni e dai film trash anni ’70 proprio con Jerry Calà e Umberto Smaila. Non dico che non ci siano uomini così, ce ne sono tantissimi e sono quelli che puntualmente amo vedere all’opera in discoteca per farmi quattro risate con gli amici.
    Ma se anziché postare gli 8-10 modi per non approcciare per una volta una donna spiegasse quali sono gli 8-10 modi per approcciare magari si eviterebbero figure e comportamenti patetici.
    Ah, ovviamente non valgono suggerimenti del tipo “avere la macchina figa e l’American Express in bocca”

    • Lucia

      4 settembre

      Non è detto che i luoghi comuni non siano veri. Io sono stata teste di ciascuno di essi, per questo li ho scritti. Cmq farò un post anche su come approcciare (secondo me ovviamente).
      Grazie per il commento

  2. martina

    4 settembre

    Parole sante. Parole santissime.
    (Soprattutto sul “manco ti pagano da bere”. potrei disquisire per ore ed ore).
    Post grandioso.
    marti

  3. Fox

    4 settembre

    E dire che sono proprio questi tipi che rimorchiano. Bisognerebbe capire le ragazze che preferiscono il buzzurro o il fighettino.

  4. Morandi

    4 settembre

    Il mondo è pieno di uomini domati dagli ormoni….. ma perché non parlare anche delle donne che ti fissano sorridendoti e stanno li ad aspettare che tu le approcci……….

    • Lucia

      5 settembre

      parlerò anche di loro 😉

  5. Marco

    5 settembre

    “L’insistenza va bene se chi insiste ti piace, sennò molla il colpo zio.”

    Interessante. E come, di grazia, un uomo può sapere se l’interesse è ricambiato? Fra gli stereotipi femminili c’è anche quello della donna che nulla dice e pretende che l’uomo legga nel pensiero. Parlate un po’ più chiaro (per parlare si usano le parole e le frasi di senso compiuto, non i silenzi o gli pseudo-messaggi non verbali) e fate risparmiare all’uomo (o allo sfigato) di turno un po’ di tempo, grazie.

    Penso che in settimana scriverò un post sui dieci modi in cui una donna non deve atteggiarsi se vuole essere lasciata in pace da sola a godersi il proprio ego in santa pace.

    • Lucia

      5 settembre

      Lasciar perdere le fighe di legno mute col culo all’insù 😉
      Scrivi, poi linka!

      • Geronimo

        5 settembre

        io appoggiandolo ho rimorchiato un sacco di volte e m’hanno pure ringraziato,la donna è mobile e variegata

  6. Pippo

    8 settembre

    Scusa Lucia già con il nome da sfigata ( visto che la curiosità non è solo donna) sarebbe interessante vedere come sei …..è poi scusa ma che luoghi frequenti…;) da quello che leggo …la sagra del buzzurro…oppure li attiri tutti te;) ..

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