Fashion Colada

NEU(T)RONI NEL CERVELLO DOPO IL BIG BANG. DUE O TRE. #MFW

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Oddio, esco struccata. E così il mondo tornato ad uno stato denso e caldo in men che non si dica divenne un puntino per poi espandersi di nuovo, popolandosi di quark ed elettroni protoni e neutroni. L’espansione terrestre continuò inesorabile e repentina fino a che Big Bang fu, ed esplose tutto.
Così l’umanità finì e ce ne fu subito dopo un’altra. E’ la teoria (in)volutiva 2.0, partorita con quegli stessi due o tre neu(t)roni che popolavano la terra milioni di anni fa e che ora fanno da flora maperbellezza nella mia testa, secondo la quale se una esce struccata il mondo dovrebbe finire.
Sì certo, con me finirebbe una volta ogni due giorni allora. Profonda stima per le zie che si impiantano terreni di fondotinta in faccia, arando continuamente quelle zolle di terra con spugnetta o dischetti sempre in borsa. Che voglia oh.

Vuoi venire allo studio di Diego Dalla Palma a truccarti? Sì, grazie.
Armata di cuffie che pompavano nigga music e con il fedele zippino, andai così in quel di Brera, rischiando la vita tra un ciottolo e l’altro, dove ciottolo sta per maledetto sanpietrino o quello che è.
“Qual’è il colore che odi di più?”
“Il bianco, ecco proprio quel colore lì da ospedale non mi garba punto
“Bene iniziamo dal bianco”
Appunto.
“Come li vuoi gli occhi? Grandi o piccoli? Usi il mascara? Che colori adoperi in genere?”
Ispettore Gadget faccia come vuole e quello che vuole di me, le dico solo che non sono stata io, qualunque cosa succeda.

Adesso spiegatemi come una persona può far venire la pelle più liscia senza cerone di fondointa, ma con due spazzolatine qua e là, quasi a caso (a sfregio proprio)? No spiegatemi. E spiegatemi anche da quando i miei occhi stanno bene con il bianco.

Truccata a modino e con la pelle liscia senza fondotinta (lo sottolineo scusate) ho portato i miei occhi con l’ombretto bianco da Emporio Armani.
Bella, bellissima sfilata, nonostante gli schieramenti di opinioni tra noi beghine siano stati totalmente differenti, ma io rimango fedele al mio giudizio iniziale. Trovo che il completo maschile color cammello, totalmente destrutturato e morbido, portato con i mocassini sia la nona chiccheria del mondo, che sempre il completo casacca-gilet e pantaloncini corti color carta di gianduiotto lo potrei seriamente volere, idem per il cappottino bicolore bianco e beige dalla forma leggermente svasata.
Nonostante le scarpe mi siano sembrate frutto di un mix di chiamiamole ispirazioni varie, da quelle argento alle scarpe basse che in genere non amo, le ho trovate da una parte molto sexy, dall’altra molto da brava ragazza. Anche per quanto riguarda le borse… ho visto una notevole evoluzione (Big Bang anche lì?).

Le girls di I’m Isola Marras sicuramente hanno un’evoluzione in corso, perché incarnano un mix di colori, culture, epoche e tessuti. Se ne stavano lì ieri, con il ciuffo imbestialito e le labbra rosse su quel piedistallo in un non-luogo… forse è per questo che si chiama I’m Isola Marras, lascia stare la Sardegna, perché quello spazio lì, dove ad aprirmi la porta è stato proprio Antonio Marras, è davvero un puntino verde e beato nel delirio di Milano. Non so, ogni volta che c’è aria di Marras c’è aria di quiete, di pace, di benessere, di bellezza pura. Bellezza all’ennesima potenza che è anche il suo concept store aperto da pochissimo, che si chiama Nonostante Marras, un impastone di libri, mobiletti antichi delle medicine, cravatte, credenze, vestiti e porcellane, lampade-abito e qualsiasi cosa vi venga in mente di non convenzionale.

Un incipit di sfilata insolito anche per Silvio Betterelli, che ha piazzato una modella con il viso percorso da una strisciata bianca all’inizio della passerella, facendole fare una doccia cromatica veloce e quasi fastidiosa condita con della musica strong. Musica che poi è come si spalmasse disegnandosi sugli abiti, dalle stampe grafiche ed esotiche. Insomma tutti gli elementi erano lì per dire qualcosa, non per mostrare solo stoffe e tacchi, quella di Betterelli è stata una sfilata di concetto, non un semplice show, dove i colori giocano incontentabili fra di loro e i tagli non smettono mai di litigare.

La presentazione di Casadei è una di quelle alle quali una non dovrebbe mai andare perché poi di qualcosa si innamora sicuro, e magari quel qualcosa non lo puoi avere, per lo meno subito. Un po’ come gli uomini. Io ho perso la testa per le creazioni Casadei for Prabal Gurung, perché le ho trovate complesse, studiate, difficili, rock e geometriche. Mi sembrano quattro buoni motivi per volerle subito.
Interessanti le flat con il “tacco al contrario”, ovvero il plexiglass sopra la suola, così da farci guadagnare centimetri, e anche i sandali con il tacco cinque centimetri, la cui suola è attraversata da un ponte metallico. Interessante ianche l fatto che ho scoperto che esistono un paio di scarpe bianche che mi piacciono, anzi due, sia il sandalo che la dècolletè con i profili neri ed il tacco finissimo.
Per il resto trattasi di calzature very strong, dal plateau che è praticamente un piano e dalle zeppe sottili in plexiglass leggermente glitterato, dalle suole fatte con il materiale per gli occhiali da sole o dal finto coccodrillo delle tomaie che in realtà è pelle trattata, e il finto sughero. Sarà tutto finto ma quelle scarpe lì sono meravigliosamente vere.

Non mi andava di chiacchierare a Palazzo Morando, sono sincera, e il perché è spiegato da sette parole: Who’s on Next and Vogue Talents, ovvero tanti abiti di gente gggiovane e fresca da vedere e toccare (altro che sfilate). E mi sembra già un maxi buon motivo per non fare comunella e stare due ore in piedi ad ostruire il passaggio a gente che vuole solo succhiare quella linfa buona di chi ha il cuore che ride negli occhi, ovvero tutti i designer che c’erano lì ieri sera.
Ecco, lì ero felicissima, io nella mia bolla di cristallo alla quale ogni tanto facevo qualche buchino per scattare due foto e bere emozioni positive.
C’erano Benedetta Bruzziches, bella come il sole con le sue borse a materasso e con gli specchi attaccati, le ragazze aretine, e sottolineo aretine di Leda Otto con i loro gioielli geometrici, San Andrès con quei pezzi in pizzo (scusate il gioco di parole) da paura… No, ma è assurdo, certe cose non vanno spiegate o elencate come la carta igienica e la pasta da comprare all’Esselunga, godetevi le foto.

Ok, lo ammetto, non mi faccio mai un party durante la Fashion Week perché la sera mi piace scrivere il mio resoconto della giornata, sperando che anche a qualcun altro possa interessare, ma ieri sera ho fatto un salto alla festa di Dondup. I motivi eccoli: rivedere alcuni dei miei ex colleghi, ascoltare i Folks, vedere Casa Dondup (che è davvero una figata) e… provare a stare ad un party!
Dalla mia prima esperienza ai party della MFW ho capito una cosa, fondamentale: ti devi portare dietro una parrucca rosa, così a fine serata, quando sei cotta e stracotta puoi anche non salutare tutti quelli che conosci, perché in quei casi lì, conosci sempre tutti.
Vado in China Town e me la compro.

Total look Dondup
Occhiali Spektre

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